Cosa c’è dietro il calo del cinema (soprattutto italiano)

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La bella e la bestia, primo incasso nel 2017

I numeri negativi del 2017. E una sala cinematografica che è ancora vitale

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La cosa simpatica delle analisi dei numeri, nel settore del cinema, sono quelli che si sorprendono a ondate ricorrenti. Una o due volte all’anno, quando si tratta di stilare un bilancio annuale o stagionale, o di commentare report che arrivano a seconda di come vengono conteggiati i numeri. Per dire: ogni anno a gennaio Cinetel, la società costituita alla pari da esercenti (gestori e proprietari dei cinema) e distributori, annuncia i numeri dell’anno solare appena concluso in riferimento al suo campione, sempre più ampio e che ormai copre il 95% del mercato. La Siae annuncerà i dati definitivi, se va bene, tra giugno e luglio. Così a volte è successo che un anno molto positivo (per esempio il 2016, grazie soprattutto a Quo vado? diretto da Gennaro Nunziante e interpretato da Checco Zalone) fosse commentato “bene” non solo a gennaio 2017, ma anche a un giro di boa estivo che in realtà era già negativissimo. Insomma, che il 2017 sarebbe stato un anno di vacche magre lo si sapeva da tempo: sia per l’assenza del comico pugliese (il suo film da solo aveva incassato 65 milioni di euro per oltre 9 milioni di spettatori: quasi il 10% degli incassi totali e poco meno del 9% dei biglietti staccati), ma anche di altri fenomeni come Perfetti sconosciuti, arrivato secondo nel 2016; sia per la debolezza complessiva delle proposte di commedia italiane e per l’assenza dalle sale degli autori italiani più popolari (Sorrentino e Virzì, per esempio); sia per la stagione del cinema hollywoodiano sicuramente buona ma non eccelsa, con il prodotto family abbastanza vivace ma con troppi blockbuster che non hanno reso secondo previsioni.

Morale, anzi, totale: nel 2017 si sono sfiorati i 585 milioni di euro complessivi, con una perdita notevole dell’11,63%, mentre le presenze sono state – sempre nel campione Cinetel – appena 92 milioni (-12,38%). Uno dei dati più bassi degli ultimi anni (solo il 2014 andò peggio, negli ultimi vent’anni). La Siae arrotonderà, ma non di molto: sicuramente non si arriverà ai 100 milioni di biglietti, una soglia considerata minima nel settore. E dopo anni ci ha superato la vicina Spagna, che tenevamo a bada da tempo. I film più visti? La bella e la bestia (20,5 milioni di euro) e Cattivissimo me 3 (quasi 18 milioni). Lontani i primi italiani: L’ora legale con Ficarra & Picone e Mister felicità di Alessandro Siani, entrambi poco oltre i 10 milioni di incasso.

Prevedibilmente, si è scatenata l’ordalia dei titoli e dei commenti apocalittici che pure i rappresentanti delle associazioni avevano provato a frenare, alla presentazione romana dei dati ufficiali di mercoledì 10 gennaio, con considerazioni ragionevoli, suggerendo cause (le assenze dei nomi citati) e ricordando problemi (non solo l’annosa questione della scarsità di film forti in estate – davvero un’anomalia assurda, rispetto ad altri paesi europei – ma anche una legge cinema da poco approvata, che darà forti incentivi ai produttori e a tutte le categorie ma che ha avuto una lunga elaborazione e darà i suoi effetti da quest’anno in poi). Senza nascondersi la rivalità di pirateria e piattaforme legali aggressive, o la qualità non eccelsa dei film.

Quello che lascia perplessi, almeno chi scrive, è che le pur giuste lamentazioni su film non all’altezza (per esempio le troppe commedie banali italiane uscite negli ultimi anni, per non parlare dei comici: dietro Zalone c’è poco altro) non tengano conto che al cinema è sempre il prodotto che comanda, e che le stagioni hanno sempre offerte diversificate. E che se è vero che il pubblico ha tante “tentazioni” rivali del cinema, non è affatto scappato dalla sala cinematografica che comunque copre ancora oltre il 50% delle offerte di spettacolo in Italia (compreso il teatro, i concerti ma anche gli stadi). Invece troppo in fretta, in certe analisi apocalittiche si nasconde il dubbio che ormai per il grande schermo le ore sarebbero contate. La sentiamo da decenni, questa affermazione. Strano che però quando una persona esce contenta dal cinema – e quante volte è successo quest’anno, con i film usciti nelle feste natalizie uno su tutti Wonder (snobbato da più d’uno) – è l’ultima cosa che pensa, che il cinema stia morendo. Quanti film molto amati ci sono stati quest’anno, al di là dei (pochi) grandi campioni di incasso citato? Nel tempo, varranno più i 10 milioni di Siani o gli 8 milioni di La La Land, che ha rigenerato entusiasmo per il cinema in chi l’ha amato? E così accade ogni volta che si ripete il “miracolo” (proprio per tutti i problemi elencati prima) di un pubblico che esce entusiasta da un luogo buio in cui ha passato due ore del suo tempo in mezzo a sconosciuti. Stessa cosa per altri film, quest’anno: ci vengono i mente quelli amati da noi di Sentieri del Cinema, segnalati dopo un recente “sondaggio” di redazione. Oltre a quelli citati, Dunkirk, Arrival, Silence, Manchester by the Sea, gli italiani Tutto quello che vuoi e Ammore e malavita, La battaglia di Hacksaw Ridge… E altri ancora. Noi, nelle nostre rassegne, lo vediamo il pubblico che esce visibilmente contento da un film, e vuole al più presto vederne un altro. Piuttosto, ci sarebbe da chiedersi come migliorare la comunicazione e la promozione di film che si fermano su livelli di presenze troppo bassi. Come far arrivare meglio al pubblico titoli che non riescono a circolare in modo adeguato per scelte non sempre limpide di programmazione.

Peccato che giornalisti, critici e perfino alcuni addetti ai lavori, a volte, pensino – sotto sotto, o lo dicano apertamente – che il cinema tutto questo futuro non sembra averlo. Non accorgendosi così di fenomeni piccoli e grandi, quando avvengono; o addirittura storcendo il naso quando un film risulta “troppo” popolare (incredibile…). Oppure alternando sempre momenti di euforia, quando arrivano grandi successi a questi periodici momenti di depressione. Invece di “lavorare” perché si prolunghi e si accresca questo mood positivo sul cinema che periodicamente – a parte alcuni periodi di aridità – riaccada. I problemi ci sono, ma si possono affrontare: chi ama il cinema e ci crede davvero, ragiona così.

Antonio Autieri

About the author

Scrivo di cinema dal 1992. E dal 1994 dirigo giornali, giornalini, ora testate on line...