Copperman

Copperman

- in AL CINEMA, FILM, MEDIOCRE
1769
Commenti disabilitati su Copperman

In un paesino della provincia italiana vive Anselmo. Sogna di essere un supereroe e nonostante la sua disabilità proverà a diventare Copperman, l’uomo di rame.

Download PDF

Esistono ancora i supereroi. Alcuni sono lì nei fumetti, chiusi in un baule a proteggerli dall’uso sbagliato, altri invece compaiono di notte, per fermare quella piccola criminalità che ruba motorini o sfrutta donne. E il nuovo supereroe si aggira per le strade mai dritte di un paese in provincia di Spoleto, corre sui pattini, con un incedere maldestro. Si chiama Copperman, l’uomo di rame: la sua armatura è compatta, forte e realizzata a mano da un operaio (il bravo Tommaso Ragno), l’unico uomo adulto che si prende cura di lui perché suo padre, così racconta la madre, è un supereroe costretto a lavorare lontano da casa.

Il flashback iniziale, che percorre poi parte del film, sistematizza il passato di Anselmo (futuro Copperman): a scuola è un bambino che non ha amici, studia con l’insegnante di sostegno, e soffre degli scherzi dei suoi coetanei. Ma non tutti gli scherzi vengono per nuocere e Anselmo riesce a trovare un’amica,Titti, della quale si innamora subito. Suo padre è lo strozzino del paese, grosso e volgare; sua madre è morta per proteggerla, prima dal padre, poi da un treno in arrivo. Trascorrono gli anni e Anselmo, ingenuo e sempre sereno, cresce guardando la realtà con gli occhi di un bambino. Lavora in un centro che ospita disabili o persone che presentano patologie neurologiche. Importanti, meno importanti. I suoi sentimenti crescono, ma non riesce a riconoscerli. Sa solo che l’amore salva. Che sia quello platonico per Titti o l’affetto per la madre, dolce e protettiva, Anselmo impara a gestire paure, come quella dei piatti che fanno rumore, o passioni per i cerchi, anche quando sono in movimento come la lavatrice osservata ogni sera come fiaba per la buona notte.

È un film italiano Copperman, con un cast forte: il popolare Luca Argentero, Antonia Truppo, Tommaso Ragno, Galatea Ranzi. Ed è un film che – ispirato dalla realtà, da tanto buon cinema e letteratura – prova, non riuscendoci del tutto, a raccontare in una chiave fiabesca e surreale, un protagonista “diverso”. La regia un po’ piatta di Eros Puglielli, i personaggi secondari già definiti nel loro parlare e nel loro agire, la costruzione narrativa a volte non proprio brillante, non sorreggono tutte le alte intenzioni della produzione. C’è bisogno di storie catartiche, di personaggi corposi, di immaginari altri. Le buone intenzioni, purtroppo, non servono. Serve maturità narrativa e registica. Il cinema ha le sue regole e, se pur si apprezza lo sforzo produttivo, il film deve essere credibile in tutto, anche drammaturgicamente (oltre ad alcuni errori come quando, in una scena, una bottiglia di birra prima è piena, poi usata, e poi di nuovo piena). Peccato.

Emanuela Genovese