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Dopo anni di ricerca una scienziata riceve un segnale dal cielo contenente le indicazioni per costruire un mezzo di trasporto spaziale in grado di raggiungere gli ignoti mittenti.

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Ellie (Jodie Foster) è una scienziata ossessionata dal trovare forme di vita extraterresti: da anni scruta il cielo in cerca di segnali battendosi per la ricerca e cercando finanziatori per i suoi progetti tra lo scetticismo generale. In pochi sono disposti a darle credito, fino a quando improvvisamente riceve e decifra un messaggio dallo spazio. C’è vita tra le stelle: prima una sequenza di numeri, poi un segnale video, infine un “libretto di istruzioni” per costruire un mezzo di trasporto spaziale. Interviene la Casa Bianca e inizia il delirio: fanatici di ogni tipo si ammassano nel deserto al cospetto delle gigantesche antenne che setacciano il cielo (bellissima la babele di congreghe religiose, nerd, Elvis-maniaci e quant’altro che si raduna in attesa di un segnale, come a simboleggiare la tensione comune dell’umanità con tutta la sua variopinta diversità, nei confronti del mistero) mentre i piani alti si appropiano della scoperta. Al controverso dibattito su chi debba essere l’ambasciatore della Terra nello spazio (Ellie viene inizialmente esclusa perché atea) segue, dopo un primo tentativo fallito a causa di un sabotaggio, l’agognata missione.

A tensione e ritmo da grande cinema hollywoodiano si intreccia una sottile riflessione sul rapporto tra scienza e religione, che non intacca mai il pathos narrativo ma, anzi, lo arricchisce: tra ragione e religione, dati tangibili e segni dal cielo, emerge una sola certezza: ovvero che la ricerca della verità passa attraverso un’esperienza diretta che, inspiegabilmente, cambia il modo di porsi nei confronti della realtà. Nell’intensa riflessione in bilico tra scienza e fede, una domanda spiazza la studiosa: quando lei invoca la necessità di prove concrete per poter credere, l’uomo di fede (Matthew McConaughey) le fa notare che non tutte le cose possono essere dimostrate con formule matematiche; come il bene che si prova per il proprio padre, innegabile quanto indimostrabile con un’equazione. Robert Zemeckis, adattando il romanzo di Carl Sagan, utilizza con abilità la fantascienza e i relativi topos del genere per far emergere con ancor più vigore alcune delle tematiche ricorrenti nella sua filmografia, mettendo in secondo piano gli alieni – pur al centro, in modo originalissimo, di una delle sequenze più emozionanti del film – e ponendo al centro della storia l’uomo, il suo rapporto con il Mistero, la realtà e il destino.

Pietro Sincich

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