Il colpevole – The Guilty

Il colpevole – The Guilty

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Asger Holm, agente di polizia e operatore telefonico, riceve la chiamata da una donna che è stata rapita. Inizia quindi una corsa contro il tempo per salvarla

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Ager Holm è un poliziotto in attesa di un processo. È stato momentaneamente dislocato nell’ufficio emergenze dove, al telefono, cerca di prestare soccorso o inviare aiuti a chi ne ha bisogno. Svolge il compito con una certa insofferenza, desideroso di tornare in servizio al più presto. Il giorno dopo, infatti, è atteso in tribunale dove ha concordato una deposizione con il collega e complice Rahid. Verso la fine del turno riceve la telefonata di una giovane donna, Iben, che gli fa capire – senza poter parlare liberamente – di essere stata rapita da un uomo. Subito in lui scatta qualcosa; vuole a tutti i costi salvare la donna. Ma si trova ben presto invischiato in un mistero in cui niente è scontato o come sembra.

Il colpevole – The Guilty è l’opera prima di Gustav Möller, un tiratissimo thriller danese di soli  80 minuti passato in diversi festival – Rotterdam, Sundance, Torino – dove è stato spesso premiato da critica e pubblico. In scena praticamente ci sono solo un solo uomo, il poliziotto Asger Holm magistralmente interpretato da Jakob Cedergen, e i vari telefoni che utilizza; risuonano poi le voci delle persone che parlano con lui, la cui presenza immaginiamo solamente. L’impostazione del film l’abbiamo già vista in Locke, grande film di qualche anno fa interpretato da Tom Hardy. Ma se in quel caso si aveva a che fare con un dramma personale, in questo siamo calati in un vero e proprio giallo. Attraverso le telefonate ricevute da Asger, i suoi sguardi e le sue reazioni, entriamo sempre più nella storia; lo seguiamo nel tentativo di risolvere il rapimento di Iben, di proteggere lei e la sua famiglia. Ma, nello stesso tempo, entriamo anche nei tormenti e nei sensi di colpa dello stesso Asger che è in attesa di giudizio per aver compiuto qualcosa di grave mentre era in servizio. All’inizio del film il protagonista sembra voler rimuovere il problema, alla ricerca di una soluzione che gli permetta di uscirne bene; tutto ciò che accade in quella terribile notte, finirà per portarlo a fare i conti inevitabilmente con la propria coscienza. Indicativa anche l’ambientazione. La prima parte si svolge in una stanza in cui Ager è insieme ad altri colleghi; la seconda in una stanza buia e isolata in cui il poliziotto conduce la parte finale della trattativa, dà sfogo alle proprie frustrazioni, recupera un senso di umanità e partecipazione per le vicende degli altri, che forse aveva dimenticato, e accetta di andare incontro al suo destino e di pagare per gli errori compiuti. Davvero da solo con la sua coscienza.

Suggestiva anche la scena finale con Holm che si allontana e in penombra fa una telefonata; per la prima volta non sappiamo a chi. Possiamo solo fare le nostre congetture: chiama l’ex capo? L’amico poliziotto che lo ha sempre aiutato e coperto? O la moglie che lo ha abbandonato? Quello che è certo è che in questa storia i colpevoli, come recita il titolo azzeccato, sono tanti; ma per tutti, forse, può esserci una salvezza. Della bravura di Jakob Cedergen abbiamo già detto ma molto efficaci (sia nella versione originale che in quella doppiata) sono anche le voci di chi risponde al telefono; in particolare quella di Iben e di sua figlia Mathilde.

Aldo Artosin