Codice 999

Codice 999

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(Left to right) Chiwetel Ejiofor and Kate Winslet in TRIPLE 9.

Un gruppo di poliziotti ed ex militari è costretto dalla mafia russa a compiere una rapina impossibile. Non finirà bene per nessuno…

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Poliziesco nerissimo con un cast stellare diretto da uno specialista del genere (suo anche il violentissimo Lawless ambientato all’epoca del proibizionismo, The Road dal romanzo di Cormac MaCarthy e prima ancora, nella natia Australia, La proposta), Codice 999 aggiorna i codici del genere con alte dosi di iperrealismo e violenza in un clima di tensione e tragedia incombente che non concede mai tregua allo spettatore. Lo scenario è una Atlanta multietnica in cui si vedono praticamente solo delinquenti e poliziotti e dove le distinzioni tra gli uni e gli altri sono dall’inizio assai poco certe.

Il film parte quasi subito in quarta con uno spietato assalto ad una banca in pieno giorno; ma subito le cosi iniziano ad andar male, nonostante l’accurata pianificazione dei rapinatori che, lo scopriamo gradualmente, sono tutti più o meno collegati alle forze dell’ordine. A dirigere i giochi, però, non sono loro, ma una spietata zarina della mafia ebreo-russa, interpretata con convinzione da Kate Winslet (trucco e parrucco di ipnotizzante mancanza di stile, mal servita dal doppiaggio italiano), che ricatta il capobanda (Chiwetel Ejiofor dolente e spietato) grazie al figlioletto da lui avuto con la sorella (Gal Gadot, poco più che una apparizione sexy), per liberare il marito detenuto nelle carceri russe. La Winslet è solo una di una serie di apparizioni pittoresche quanto psicologicamente poco approfondite: il televisivo Norman Reduus (The Walking Dead) toglie presto il disturbo, ma resta in scena più a lungo il fratello, ex militare psicologicamente instabile interpretato da Aaron Paul, mentre sulle tracce dei delinquenti si mette il super poliziotto tossicodipendente Jeffrey Allen (Woody Harrelson in modalità True Detective).

In questa galleria di tipi quanto meno equivoci spicca il nipote di lui Chris (un ottimo Casey Affleck), che diventa presto l’involontario target della prossima impresa del gruppo criminale. Per compiere l’ennesimo incarico dei russi, infatti, i criminali dovrebbero recuperare dei materiali da un deposito di massima sicurezza e per assicurarsi che la polizia stia lontana abbastanza a lungo l’unica soluzione è un “codice 999”, quello che segnala uno sbirro a terra. Anche i codici morali più elastici hanno i loro punti di rottura, ma anche gli scrupoli hanno i loro costi e la scia di morti diventa sempre più lunga…

Se il film di Hillcoat non difetta di atmosfera e di abilità registica (notevole la sequenza di un assalto della polizia all’abitazione di uno spacciatore nel quartiere ispanico), delude però nella costruzione del personaggi e questo finisce per pesare sul coinvolgimento emotivo dello spettatore, specie quando il plot diventa più confuso. Siamo lontani sia dalla compattezza drammatica di altri drammi di rapina (solo per citarne uno, The Town di Ben Affleck), che dall’architettura della violenza impeccabile e quasi formale di un Quentin Tarantino. Tutti (o quasi) hanno, a loro modo, un carico emotivo per giustificare i propri compromessi. Ma a noi alla fine importa poco se possiamo giustificarli o meno, così anche l’onestà del povero Chris vittima (mancata) per caso di cui troppo poco sappiamo per fare di lui il nostro eroe.

Laura Cotta Ramosino

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