Civiltà perduta

Civiltà perduta

- in AL CINEMA, FILM, INTERESSANTE
2840
Commenti disabilitati su Civiltà perduta

Un esploratore è alla ricerca febbrile e ossessionata di una civiltà estinta, per molti mai esistita…

Download PDF

La storia vera dell’esploratore Percy Fawcett, che nei primi anni del Novecento, contro i pregiudizi della comunità scientifica,  affronta la pericolosa esplorazione dell’Amazzonia alla ricerca dei resti di una civiltà perduta. Il film di James Gray ha avuto un percorso accidentato (il protagonista avrebbe dovuto essere inizialmente Brad Pitt, poi Benedict Cumberbatch) e arriva nelle nostre sale a fine giugno 2017 in sordina in mezzo ad altri saldi estivi. Segno della scarsa fiducia che, a dispetto dei mezzi e dei nomi, si ha in questo titolo…

Non che lo spunto di partenza non fosse intrigante: sulla carta la storia di un uomo che, in cerca di un’occasione di riscatto e rilancio (sullo sfondo di un impero inglese che già si avvia al tramonto ma che conserva tutta la sua rigidità di classi e meccanismi di carriera), finisce per appassionarsi a una ricerca così totalizzante da diventare un’ossessione, offriva molti spunti. Il film, tuttavia, è appesantito da una struttura che costringe a continui avanti e indietro tra la madrepatria e le terre di esplorazione anche per coprire il ventennio delle reali esplorazioni di Fawcett fino alla sua sparizione, insieme al figlio, nelle foreste dell’Amazzonia. Questo di fatto impedisce di entrare davvero nello spirito del protagonista e di avvertire il peso di un’avventura che rompe completamente con i tempi e le atmosfere della vita normale. Viaggi di mesi ridotti a una sequenza di poche scene, non ci danno il tempo di empatizzare con il senso di meraviglia misto a minaccia che i protagonisti devono affrontare.

Nonostante la buona volontà di Charlie Hunnam (che quest’anno ha già affrontato il mezzo flop di King Arthur), il suo Fawcett resta un personaggio senza un fuoco chiaro, spinto da una passione che è sempre più enunciata che vissuta. Fa un po’ meglio Robert Pattinson in versione emaciata, nel ruolo del suo fido assistente, ma anche qui il rapporto tra i due non ha sufficiente spazio per diventare il centro del racconto. Perché poi c’è da raccontare anche la rivalità con l’esploratore un po’ cialtrone incarnato con una certa convinzione da Angus MacFadyen, ma anche per il rapporto con la fedele moglie Nina (Sienna Miller), che tuttavia ha ben poche evoluzioni. Promettente quello che lega Percy al figlio Jack, ma a quel punto resta troppo poco tempo per raccontarlo…

Insomma, si tratta di un film d’avventura che tradisce le aspettative perché non riesce mai a far entrare nel cuore del senso di urgenza e meraviglia che sembra spingere Fawcett. Si perde invece nel racconto del pregiudizio anglosassone verso la possibilità di una cultura raffinata attribuibile ai “selvaggi” del Sud America. Un tema che, per quanto reale, finisce però per proiettare il film nella maniera del racconto Ottocentesco del pregiudizio imperialistico inglese. Del resto anche il racconto degli incontri con gli indigeni, nonostante le buone intenzioni, va poco oltre il pittoresco, rendendo ancora più difficile condividere la passione del protagonista…

Luisa Cotta Ramosino

About the author