Ci vuole un gran fisico

Ci vuole un gran fisico

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Alla soglia dei 50 Eva, con madre, figlia ed ex marito a carico, arranca nell’affrontare l’età che avanza, almeno finché sulla sua strada compare l’angelo della menopausa…

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Ce la mette tutta la brava Angela Finocchiaro a dare verità al suo personaggio, una quasi cinquantenne che fa di tutto per tenere insieme famiglia (una figlia ribelle, una madre un po’ troppo brillante e un ex marito parassita) e lavoro (nel settore cosmesi di un grande magazzino), un’opera di equilibrismo costantemente messa in crisi dalle pretese altrui. Purtroppo per raccontare questa situazione il film si prende decisamente troppo tempo, costruendo un lunghissimo set up in cui la commedia tracima in farsa e i numerosi inserti onirici non riescono a strappare grandi risate, e anzi rischiano più volte di scivolare nel patetico. Sarà che la situazione raccontata è abbastanza ovvia da finire per essere banale, e la recitazione sopra le righe dei coprotagonisti (da Elio nei panni dell’ex marito a Raul Cremona in quelli del perfido e viscido caporeparto, passando per numerosi camei di comici: oltre a Giovanni e Aldo del Trio, anche Paolo Hendel), insieme a una scenografia di interni dai colori choc, non aiuta a calarsi in una vicenda a cui mancano svolte degne di questo nome. ,Del resto quando finalmente qualcosa accade (preannunciato da un’immaginetta un po’ sacrilega, compare l’angelo della menopausa) la virata verso il fantastico non migliora le cose perché il tono del racconto continua a dibattersi tra il surreale e il realistico senza trovare una strada convincente, mentre le gag (su botox, peluria indesiderata, sedere cascante e vibratori) a poco a poco cominciano a stancare e lo spettatore si trova a guardare con una certa impazienza l’orologio. ,Il finale arriva abbastanza prevedibile, con una conclusivo balletto conciliatorio che rischia di far concludere che è impossibile ridere davvero dell’età che avanza senza spegnere i desideri, almeno per quanto riguarda le donne, che troppo spesso rischiano di apparire più patetiche che divertenti. Manca forse il coraggio di essere veramente cattivi, squarciando la patina di buonismo che finisce per annegare la pellicola in un brodo di rassicurazioni non richieste.,Luisa Cotta Ramosino

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