CHILD 44 – IL BAMBINO NUMERO 44

CHILD 44 – IL BAMBINO NUMERO 44

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Child 44 – Il bambino numero 44 (Child 44) Usa 2014, 137’ Genere: ..& Regia di: Daniel Espinosa Cast principale: Tom Hardy, Noomi Rapace,Vincent

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Child 44 – Il bambino numero 44 (Child 44)
Usa 2014, 137’
Genere: ..&
Regia di: Daniel Espinosa
Cast principale: Tom Hardy, Noomi Rapace,Vincent Cassel,Gary Oldman, Joel Kinnaman, Jason Clarke
Tematiche: comunismo, violenza, serial killer, matrimonio
Target: da 16 anni

Nella Russia del 1953 un ispettore della polizia politica si mette a indagare su una serie di omicidi di bambini di cui lo Stato non ammette l’esistenza…

Recensione

Nel Paradiso del comunismo non possono esistere omicidi seriali, tantomeno di bambini. Queste patologie sarebbero una degenerazione del capitalismo occidentale e non hanno posto in una società talmente perfetta che “non c’è più nemmeno bisogno di essere buoni”. Una società dove è il popolo a comandare, quel popolo che ha sconfitto Hitler e che ha issato la sua bandiera sul Bundestag di Berlino. È proprio in Germania che il protagonista Leo Demidov, cresciuto in un orfanotrofio d’epoca stalinista, ha conquistato il proprio statuto di eroe della patria, che si traduce in una bella moglie e un appartamento elegante al centro di Mosca. Un ruolo che ora svolge arrestando presunti traditori, siano essi pericolosi agitatori o veterinari che hanno espresso un’opinione di troppo.
Leo si fa poche domande anche se si comporta con maggiore correttezza (se di correttezza si può parlare) del collega Vassili, codardo in guerra quanto spietato con gli oppositori, una serpe in seno pronto a fregare il collega alla prima occasione. Ma in un sistema in cui il solo sospetto può far finire in Siberia, Leo, per lealtà nei confronti di una moglie che forse lo ama meno di quanto è amata, ci mette pochissimo a passare dalla parte delle vittime e finire spedito in un oscuro avamposto .
Appena prima del suo esilio forzato Leo si è messo ad indagare sulla strana morte del figlio di un collega, derubricata come incidente, ma evidentemente causata da un omicida feroce, un evento a cui qualcuno ha assistito, ma che lo Stato non vuole riconoscere come tale perché la sua stessa esistenza sarebbe una macchia indelebile su un sistema che non ammette deviazioni. Vista la disgrazia che lo ha colpito a livello personale per Leo sarebbe facile dimenticare, ma il senso di colpa lo tormenta e le tracce sanguinose dello stesso omicidio si ritrovano anche nel luogo dell’esilio.
Da qui in poi la trama politica si intreccia con quella investigativa: dare la caccia a un omicida di cui nessuno vuole ammettere l’esistenza in un paese vasto come la Russia, oltretutto con la polizia politica alle calcagna, senza potersi mai fidare di nessuno, diventa una missione quasi impossibile anche per un uomo che in questo compito vede la sua possibilità di redenzione.
Tom Hardy mette tutto l’impegno possibile per dare profondità al dramma interiore del protagonista, mal servito da una sceneggiatura molto didascalica ma assai poco profonda, che rende solo a tratti l’atmosfera paranoica della Russia stalinista dove chiunque poteva essere il delatore di chiunque e i legami familiari più stretti erano pronti a cedere di fronte alla possibilità concreta di essere spediti in Siberia.
Gli altri attori, dallo spietato funzionario Kuzmin (Cassel), al rigoroso generale Nesterov (Gary Oldman), recitano meglio che possono ruoli ben poco definiti mentre Noomi Rapace regge poco quello della moglie di Leo, Raissa, divisa tra terrore e sospetti.
Nonostante la lunghezza (forse dovuta al tentativo di tenere insieme i vari spunti del best seller di Tom Rob Smith da cui la vicenda è tratta) il film risulta deludente per chi si aspettasse un “silenzio degli innocenti” d’oltre cortina. La trama gialla vera e propria si risolve in poco (anzi, pare fin troppo facile, una volta individuato il minimo comun denominatore, trovare l’assassino) schiacciata da intrighi politici, denunce di oppressione (c’è anche la persecuzione degli omosessuali, pure loro deviazione non ammessa alla purezza comunista) e sensi di colpa più o meno collettivi.
I mostri in realtà sono dappertutto, pure dentro di noi, troppo facile scaricarne la responsabilità su un nemico ideologico lontano, per cui è giunta l’ora di creare un corpo di polizia adatto, pensa Demidov. E così il film si conclude un po’ bruscamente nei toni di un prologo a qualcosa che ancora deve venire (i romanzi di Smith sono una trilogia), qualcosa che però non siamo affatto sicuri di voler vedere al cinema.

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