Chi è senza colpa

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Due cugini gestiscono un pub a Brooklyn dove si appoggiano alcuni criminali per i loro giri loschi.

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Solido, tragico crime movie tratto da un racconto di Dennis Lehane, lo stesso autore da cui sono stati tratti Mystic River e Gone baby Gone, qui anche autore della sceneggiatura. Dirige Michael R. Roskam che ha una buona mano nel dirigere il cast notevole, nella cura della messinscena e anche in una certa capacità di creare tensione. ,La vicenda è tipica dei racconti di Lehane: siamo a Brooklyn e non a Boston come nei film precedenti ma le dinamiche viste in Mystic River si ripropongono. Due cugini che gestiscono un pub: la fatica di un lavoro duro e di una vita segnata da tanti errori del passato e da vicini ingombranti, malavitosi ceceni che hanno messo le mani sul locale e lo usano per i loro affari sporchi. Al centro quindi, più che l'azione, il dramma umano di chi non ce l'ha fatta o è sul punto di prendere decisioni che segneranno per sempre l'esistenza: Bob Saginowski (un efficace Tom Hardy) cerca una via di fuga da un passato che pare schiacciarlo e la sequenza in cui, facendosi carico di un cane abbandonato e selvaggiamente pestato, incontra una sofferente Noomi Rapace, dà l'idea della dimensione e dell'evoluzione del personaggio. Accanto a lui, l'ambiguo Marv (Gandolfini, al suo ultimo film), sornione ma anche faticosamente in rapporto con criminali spietati davanti a cui pare impossibile porre resistenza. Film di ferite nel corpo e nello spirito, fantasmi del passato che riaffiorano, vittime e carnefici che condividono la stessa strada. Molto duro, almeno nella definizioni dei ceceni (davvero spietati), il film di Roskam ha il merito di non crogiolarsi in una violenza fine a se stessa ma mostra un grande rispetto per il dramma umano della solitudine, come in tante sequenze in cui la macchina da presa fa un passo indietro. Compresa quella sul finale, in cui la tragedia è rappresentata con toni accorati e avendo più a cuore il senso profondo dei personaggi che non il triste spettacolo del sangue.,Simone Fortunato,

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