Cattivissimo me

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Gru vuole affermarsi come l’uomo più cattivo nel mondo. Ma se la dovrà vedere con un “cattivo” più attrezzato di lui. E con tre orfanelle…

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Cosa fa un cattivo che vuole primeggiare nel mondo per la sua malvagità? Sempre nuove ed eclatanti imprese. È quello che vuole fare Gru, a capo di una specie di “azienda” criminale, spalleggiato da un anziano e strampalato inventore (il dottor Nefario) e da un esercito di minuscoli collaboratori, i gialli e divertenti Minions. In realtà le sue imprese sono sempre un po’ velleitarie: così se ruba la Statua della Libertà o la Torre Eiffel, deve ammettere a denti stretti che si tratta delle meno nobili copie riprodotte a Las Vegas. Così, quando appare sulla scena un cattivo più giovane, sfrontato (ruba una piramide egizia!) e tecnologico – che, da lui inizialmente snobbato, cerca allora di umiliarlo e distruggerlo – la risposta non può che essere una vera e criminosissima impresa. Rubare la Luna, per esempio: dopo averla ridotta a una pallina da tennis con un potentissimo raggio restringitore. Ma anche questa impresa dovrà vedersela con la goffaggine di Gru e con gli ostacoli frapposti dal nemico Vector. Nonché da quelli, ancora più imprevisti, che nascono da tre bimbette, sorelle orfane adottate solo per introdursi nella dimora super blindata del rivale, che possiede il potente raggio. E diventate presto una presenza ineliminabile nella sua vita.

Cattivissimo me è il primo film di animazione prodotto dalla nuova Illumination di Chris Meledandri, genio creativo della saga L’era glaciale: e anche stavolta riesce a sorprendere per contenuti, gag, e anche uno stile visivo originale. Realizzato in 3D, il film mescola umorismo, situazioni paradossali, gusto per la tecnologia (con scontri, tra Gru e Vector, a base di armi e gadget super tecnologici, quasi fossimo in un film di James Bond) e momenti toccanti dovuti al rapporto tra l’improbabile padre adottivo e le tre orfanelle. Gru, che vorrebbe essere cattivissimo – e che in attesa di compiere un’impresa malvagia davvero mirabolante si tiene in forma con scherzi di pessimo gusto al prossimo, bambini compresi – e che soffre nel vedere uno più cattivo di lui, in realtà è stato un bambino poco amato. Nei divertenti ma anche un po’ teneri flashback, in assenza di una figura paterna, si vede una madre arcigna – e lei sì davvero cattivissima (ma non scherza neppure la direttrice dell’istituto per orfani) – che prende gusto a smontare tutti i suoi sogni di gloria. Il bambino che sognava di fare l’astronauta cercherà appunto di rubare la Luna (coinvolgendo nell’impresa un banchiere senza scrupoli) anche come rivalsa verso chi non ha creduto in lui. Ma errori di valutazione, colpi di scena, peripezie sono dietro l’angolo. E a un certo punto Gru dovrà fare anche scelte impegnative…

Quando il film pigia sul tasto dei sentimenti, non riesce sempre a toccare i livelli di profondità cui la Pixar ci ha ormai abituati. Ma la sincerità sembra indubbia: il cambiamento di Gru rispetto alle bambine è ben condotto, con trovate irresistibili e tenere; e fa emergere i problemi legati a un’infanzia difficile e l’esigenza di essere amati di un cattivo che non è tale. Senza rinnegare quell’umorismo, sottile e scorretto al tempo stesso, che è la cifra generale del film (mentre in altri casi simili, si passava in maniera brusca e fastidiosa dalla comicità sfrenata al sentimentalismo più smaccato). Giocando, oltre che su un carattere interessante e ben riuscito come il protagonista (doppiato nella versione italiana dal poliedrico Max Giusti), su altri personaggi ben tratteggiati come il rivale Vector, le dolci sorelline orfane, l’inventore eccentrico. Ma soprattutto i Minions, creature simpatiche e buffe di cui è facile prevedere che diventeranno beniamini dei piccoli. Scommettiamo che li rivedremo in futuro, in qualche altro film o in apposite strisce tv?

Antonio Autieri

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Scrivo di cinema dal 1992. E dal 1994 dirigo giornali, giornalini, ora testate on line...