Cambio vita

Cambio vita

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Due amici, uno single e playboy, l'altro manager di successo con figli a carico, si scambiano per uno strano scherzo del destino, le proprie vite.

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Idea vecchissima che ormai ciclicamente ritorna nelle commedie specie natalizie: quella del cambiamento e di una consapevolezza che matura dopo uno scambio delle parti. Chi si è sempre lamentato della fatica di far da padre e marito si ritroverà libero dai vincoli e pronto per una vita spericolata. Chi invece, stanco della solita routine da scapolo viziato, rimpiangerà anche solo per un attimo la vita da single sarà presto accontentato. E sommerso da una montagna di pannolini. Idea sfruttata ampiamente ma affascinante, già alla base, tra gli altri, di un'altra commedia natalizia, quel The Family Man, dove al rampante Nicolas Cage, una vita fatta solo di carriera e soldi, capitava di svegliarsi nel letto di una fidanzata dimenticata anni prima con cui, in una possibile vita alternativa, condivideva pochi soldi, tanto amore e un po' di pestiferi figlioletti. Il film di Brett Ratner funzionava allora per certi comici equivoci e per la grazia degli interpreti nonostante la narrazione fosse un filo prevedibile. Non si può dire la stessa cosa di Cambio vita, un The Family Man aggiornato ai ritmi e alla volgarità di certo cinema di oggi. Scritto dagli sceneggiatori di Una Notte da leoni, vive della verve dei due protagonisti (più Bateman che Reynolds) e di ottimi comprimari tra cui la sempre divertente e sboccatissima Leslie Mann, ma soffre di tanta, troppa volgarità. A partire dal caso scatenante il cambiamento (fare pipì ubriachi in una fontana pubblica) a tante sequenze che puntano a una risata di pancia dello spettatore. Già, perché il carosello degli equivoci imbastito da David Dobkin (2 single a nozze) ha a che fare con le performance di Reynolds in un film porno, l'immancabile cambio di pannolino con “sorpresa”, battute su vibratori, scene di sesso con donne incinta, dialoghi dei due amici sui rispettivi membri e una sequenza – la peggiore di tutte – sulla tazza del water. Il riferimento è chiaramente (si vede in una sequenza) Animal House e la scorrettezza della comicità di Belushi e Landis, ma è inutile fare paragoni. La volgarità qui è tanta, insistita e stupida e più che con Landis c'entra con nuovo corso della commedia USA, quella sboccata incarnata per tanti anni dai film dei fratelli Farrelly e ora ben rappresentata dai film di Judd Apatow. Per di più qui il meccanismo è fine a se stesso e le gag inevitabilmente sanno di già visto, al punto che, paradossalmente, la risata scatta quando la volgarità cede il passo al semplice ma sempre efficace meccanismo degli equivoci. Così funziona le sequenza della vita matrimoniale con figli del nuovo Bateman e funziona anche la svolta intrapresa sul posto di lavoro. E si ride anche nel prologo dove Bateman, stavolta quello vero, se la deve cavare tra pannolini e levatacce notturne. Tutto il resto stanca e ha il fiato corto: soprattutto svia l'attenzione da quello che sarebbe potuto essere il cuore del film. La consapevolezza e il giudizio di valore su alcune scelte, tutte legittime, dal mettere al mondo i figli con una stessa donna alla vita da scapestrati senza responsabilità. L'happy end, invece, pure apprezzabile e rassicurante, pare più una concessione alle attese dello spettatore e alle regole del genere, che il frutto di un reale cambiamento di vita.,Simone Fortunato

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