Bumblebee

Bumblebee

- in AL CINEMA, CONSIGLIATO, FILM
735
Commenti disabilitati su Bumblebee

L’amicizia tra una ragazza piena di problemi e un robot alieno in fuga da pericolosi nemici

Download PDF

L’inizio sembra il solito scontro tra titani metallici, tra i buoni Autobot e i cattivi Decepticon, nel lontano pianeta Cybertron: alla fine, il capo degli Autobot Optimus Prime manda il fedele “soldato” Bumblebee a cercare un rifugio tranquillo da preparare per la loro gente: la Terra. Dove però lo inseguiranno – e scopriamo così di essere nel 1987 – due “sicari” della razza nemica. Bumblebee prenderà le sembianze di un vecchio maggiolino Volkswagen giallo, arrugginito e inutilizzabile per i colpi ricevuti (mentre i killers prendono l’aspetto più aggressivo e pretenzioso di due macchinoni molto appariscenti, ma anche potenti). Lo troverà in una discarica Charlie, ragazza triste e problematica che ha ereditato dal padre morto troppo presto la passione per le auto e per la loro meccanica (cerca pezzi di ricambio per l’auto del padre da riparare), e lo rimetterà in sesto. Scoprendo poi la sua vera natura di robot alieno e tenendolo poi nel garage di casa, dopo che le viene regalato da un uomo gentile, nelle nascoste sembianze automobilistiche. Ma Charlie intanto gli insegnerà tante cose, dal comunicare (è diventato muto per i colpi) e dal nascondersi agli umani alla cosa meno meccanica: il sentimento dell’amicizia. E anche il giovane vicino di casa Memo, prima fastidioso e insistente nella sua goffaggine, diventerà per Charlie primo un amico carissimo e anche prezioso nel momento del pericolo, quando i “cattivi” con l’aiuto dell’Esercito mal consigliato da uno scienziato cattureranno Bumblebee per sapere notizie sulla sua “razza” e per distruggerlo; poi, forse, qualcosa di più di un semplice amico…

Diretto da Travis Knight, già regista del bel film di animazione Kubo e la spada magica, ma scritto dalla giovane sceneggiatrice Christina Hodson (e si sente la mano di una donna: non solo per raffigurare la protagonista Charlie, ma per ingentilire un film che altrimenti poteva essere l’ennesimo noioso sconto di robottoni), Bumblebee è una bella sorpresa per chi tremava dopo l’annuncio di uno spin off / prequel dalla ormai bolsa saga dei Transformers, mostri meccanici nati dalle carte Hasbro. Anche Bumblebee deriva da lì, e anzi spiega ovviamene aspetti della saga stessa, ma l’operazione al tempo stesso è molto diversa (più vicina a carte e giocattoli originali) e vive di vita propria: l’ambientazione anni 80, dopo l’inizio ambientato nello spazio, ci fa precipitare subito in un film dal sapore antico, attento ai personaggi e con un tono positivamente retrò. Dove azione e spettacolarità non mancano, c’è un’ottima colonna sonora anni 80, pure un bell’umorismo, grazie a personaggi divertenti e buffi (il compagno della madre, l’agente Jack Burns interpretato da un sorprendente John Cena) ma anche tanto sentimento.

È Charlie (interpretata dalla bravissima Hailee Steinfeld, che ebbe a 14 una nomination Oscar per Il Grinta dei Coen), non le macchine, al centro della storia. La ragazza quasi diciottenne, che non vede l’ora di andar via da casa e dalla famiglia, è stata colpita duramente dalla vita con la morte del padre, non accetta la sua situazione (la madre che non la capisce e che si è rifatta troppo velocemente una vita, il fratellino troppo piccolo per stare al suo livello, il compagno della madre che sembra solo un tontolone), si sente emarginata e si emargina, non ha amici. Lo diventerà Bumblebee, e il rapporto tra i due, tenero e realistico, ricorda classici come ET, tra sentimento e anche umorismo efficace. Ancora più bello il rapporto con il nuovo vicino di casa Memo, un ragazzo di colore subito attratto da lei, con cui si svilupperà un’amicizia che promette di diventare qualcos’altro. Ma al momento giusto: bellissimi i turbamenti, le risatine nervose quando le evoluzioni del maggiolino che diventa robot li avvicinano “pericolosamente”, ed emozionante nel finale quando manca l’agognato e prevedibilissimo bacio e perfino le mani che si sfiorano non si intrecciano banalmente. «Non ancora» dice Charlie a Memo, sorridendogli teneramente. A conferma che passa di più un sentimento nascente rappresentato con pudore che facendo bruciare le tappe e mostrando troppo.

Luigi De Giorgio