Brooklyn’s Finest

Brooklyn’s Finest

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La vita dura di tre poliziotti: Richard Gere, a ridosso del pensionamento, deve riscattare una carriera grigia; Don Cheadle è un infiltrato che deve incastrare un boss della droga; Ethan Hawke è un poliziotto cattolico in grave difficoltà economica.

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Bel poliziesco solido e durissimo, uscito in Italia direttamente per il mercato home video e firmato da Antoine Fuqua, il regista dell’altrettanto duro Training Day (2001). E proprio con il film che valse a Denzel Washington il premo Oscar come miglior attore, Brooklyn’s Finest condivide parecchi elementi: stessa fotografia cupa, nerissima e bellissima; stessa ambientazione sporca e metropolitana; stessi personaggi ambigui e corrotti. La differenza sta nell’articolazione narrativa frammentata in tre storie per gran parte del film autonome. E almeno due delle tre sono avvincenti e ben raccontate: nella prima, un inedito Richard Gere, invecchiato e prossimo al pensionamento, se la deve vedere con scandali interni alla polizia, ma lui stesso deve fare i conti con una carriera non limpidissima; così anche il protagonista del secondo episodio, Ethan Hawke, è un personaggio a luci e ombre. Padre affettuoso con moglie incinta e malata, deve trovare il modo di sbarcare il lunario e la tentazione è forte quando a ogni retata deve maneggiare e sequestrare centinaia di migliaia di dollari.,La regia di Fuqua è attenta sia da un punto di vista formale – con una fotografia di grande valore espressivo, una delle cose migliori delle ultime stagioni e con una grande attenzione alla messa in scena e al realismo dell’ambientazione – sia dal punto di vista della caratterizzazione dei personaggi, mai a senso unico e capaci, specie nel caso di Hawke, di essere figure piene, ricche di drammaticità e di problematiche. Il tono è malinconico e triste e sulla narrazione pesa un destino beffardo e tragico: eppure non si può non rimanere affascinati dal tentativo di tutti e tre i protagonisti di riprendere in mano la propria vita e di fare i conti col passato. Notevole dal punto di vista della tensione – con uno splendido incipit, interpretato da tre ottimi attori – Brooklyn’s Finest è solo più convenzionale nell’episodio con protagonista Cheadle, novello Donnie Brasco ma ricchissimo di citazioni di grandi classici del passato remoto o recente: dai sensi di colpa e dalla distorsione della realtà che prova l’infiltrato Cheadle, così vicino al Di Caprio di The Departed (Scorrsese, 2006), alla contraddizione del poliziotto corrotto e cattolico di Hawke che non può non ricordare il memorabile Il cattivo tenente (Ferrara, 1992) per non dire del realismo profondo e sporco che rimanda, senza troppi complessi d’inferiorità, al capolavoro di William Friedkin, Il braccio violento della legge (1971).,Simone Fortunato,

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