Boy Erased – Vite cancellate

Boy Erased – Vite cancellate

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Un giovane dichiara la propria omosessualità ai genitori ed è costretto a prendere parte ad un programma di conversione.

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Figlio modello di un pastore battista in una piccola comunità dell’Arkansas, Jason Eamond si trova in bilico tra il desiderio di obbedire ai propri precetti religiosi e un nuovo, confuso interesse verso i ragazzi della sua età. Dopo aver dichiarato la sua omosessualità ai genitori, i due decidono di iscriverlo ad un programma di recupero per ragazzi con disturbi della sessualità chiamato Love in Action, pensato per guarirlo dai suoi orientamenti e riportarlo sulla strada che il padre e la madre avevano programmato per lui.

Basato sull’omonimo libro di memorie raccolte dal giornalista e protagonista della storia Gerard Conley, Boy Erased – Vite cancellate è la seconda prova da regista dell’attore Joel Edgerton. Il racconto prende le mosse dalla delineazione del carattere mansueto del giovane Jason, figlio modello tutto casa e chiesa e in procinto di trasferirsi a New York per il primo anno di college. Il grande passo fuori di casa lo metterà in più diretto contatto con i suoi orientamenti omosessuali, confessati non senza difficoltà ai due genitori molto attivi all’interno della comunità battista della città. Le complessità non mancherebbero di certo nel trattare un tema del genere, eppure l’intero sviluppo della vicenda di Jason ci mette di fronte ad una sostanziale piattezza dei protagonisti: gesti e situazioni sono caricati di una iper-drammaticità alla quale non corrisponde però alcuno sviluppo psicologico, interrotto da una volontà manichea di distanziazione tra il mondo interiore del protagonista e quello della famiglia in cui è cresciuto.

Il film preferisce così prendere la posizione sul grande tema della “normalità” omosessuale piuttosto che raccontarci le dinamiche dei rapporti tra i personaggi: nonostante le ottime prove del notevole pool di attori (Russell Crowe, Nicole Kidman e Lucas Hedges), l’immagine della famiglia resta vittima di quei cliché tipici della società benpensante americana, dai quali lo stesso Jason cercava di fuggire. Tra i flashback che tentano di definire il percorso del ragazzo si fa strada una fin troppo semplicistica separazione tra le parti, che oppone i retrogradi e omofobi credenti al tono progressista ed epifanico assunto dal giovane costretto al trattamento di conversione; ci si ritrova così alla fine del film senza aver mai davvero conosciuto i protagonisti, con uno spreco immane di figure cruciali come quella del padre, lavoratore e uomo di chiesa che solo nelle ultimissime scene si svela al di fuori del suo ruolo nella comunità.

Una nota di merito va riconosciuta alla perfetta interpretazione di Nicole Kidman, unico personaggio che seguiamo con interesse e commozione nell’attraversamento della tempesta esistenziale che investe la sua vita e quella della sua famiglia. La sostanziale assenza di dialettica annuncia dunque un finale convenzionale e senza identità, aggiungendo il film alla lunga lista di opere sul tema, senza che nulla ci sia mai davvero offerto per farcelo ricordare.

Maria Letizia Cilea