Boston – Caccia all’uomo

Boston – Caccia all’uomo

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La ricostruzione dell’attentato che insanguinò nel 2013 la maratona di Boston, tra ricerca dei colpevoli e reazione della città

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Il 15 aprile 2013 a Boston è il Patriots Day. Giovani, famiglie con bambini, anziani si riversano dal primo mattino nelle le strade della città per seguire la tradizionale maratona. È una splendida giornata di sole, e quando tutti i corridori stanno per terminare il percorso due ordigni esplodono vicino al traguardo, uccidendo 3 persone (di cui un bambino di 8 anni) e ferendone 264: l’ombra del terrorismo torna a sconvolgere il suolo statunitense. Nei quattro giorni successivi la polizia e l’Fbi, con la collaborazione esemplare di tutta la popolazione, metteranno in piedi una task-force di più di mille agenti per catturare i responsabili…

Tre anni dopo Lone Survivor e pochi mesi dopo Deepwater – Inferno nell’’Oceano, il regista Peter Berg con Boston – Caccia all’uomo torna a raccontare una storia vera sul grande schermo, questa volta sul suolo americano. E l’episodio in questione è uno dei ricordi peggiori degli ultimi anni per gli Usa: l’attentato durante la maratona di Boston del 2013. Il film ripercorre le 90 ore successive alle esplosioni, che hanno portato alla cattura di Džochar e Tamerlan (morto durante uno scontro a fuoco con la polizia) Carnaev, due fratelli ceceni di religione islamica. Gran parte della storia è vista dal punto di vista dell’immaginario sergente Tommy Saunders, interpretato dal bravo Mark Wahlberg, circondato da personaggi reali come il capo della polizia di Boston Ed Davis (John Goodman) e l’agente speciale dell’Fbi Richard DesLauries (Kevin Bacon).

Nonostante la retorica dell’eroismo e dell’impegno civico che fanno essere un po’ prevenuti nei confronti di questo tipo di film, Boston – Caccia all’uomo è un lavoro di buonissimo livello, che riesce a coinvolgere e appassionare lo spettatore dall’inizio del film grazie anche all’ottimo cast. La ricostruzione emotiva di ciò che ha passato la popolazione di Boston in quei giorni non è esagerata e vengono illustrati sobriamente tutti i simboli di una città che all’improvviso si è sentita sotto attacco: la maratona, i Red Socks, il Patriots Day (giorno in cui si ricorda l’inizio della Guerra d’indipendenza), il Mit (la celebre università del Massachussetts, all’avanguardia nella ricerca tecnologica). E se magari l’intento di mostrare “la città che va avanti” malgrado la paura attraverso alcuni artifici di sceneggiatura risulta un po’ debole e macchinoso – la storia d’amore tra un giovane poliziotto e una studentessa del Mit o l’asiatico Manny, poi ostaggio dei due terroristi, che prova a legare con una cassiera – il film non perde in realismo, mettendo abbracci, pianti e tutte le altre reazioni emotive ai posti giusti, nei momenti giusti e nella misura giusta. Molto bella poi, nella sua semplicità, la riflessione del sergente Saunders sull’amore come unica risposta adeguata alla violenza, nonostante l’esigenza di combatterla e contrastarla.

Alessandro Giuntini

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