Berlino, apertura e inclusione

Berlino, apertura e inclusione

- in EDITORIALI, IN EVIDENZA, NEWS
341
Commenti disabilitati su Berlino, apertura e inclusione

È questo il tema dell’edizione 2018 del festival tedesco, appena iniziata con “The kindness of strangers” di Lone Scherfig

Download PDF

Se ogni anno la Berlinale, al di là della varietà dei film (e ormai anche delle serie televisive) che per una decina di giorni passano sui molti schermi del festival, ha un tema unificante, per l’edizione 2019 (7-17 febbraio) certamente è quello dell’apertura e dell’inclusione.

Lo ha ribadito il direttore uscente (dopo 18 anni!) Dieter Kosslick, nella conferenza di apertura, sottolineando la presenza di ben sette donne registe tra i film del concorso, scelte, lo ribadisce, per la qualità delle opere e non perché donne. E una donna, Juliette Binoche, è anche alla guida della giuria internazionale del Concorso che, alle domande sul valore politico del cinema, ha ribadito che ciò che è umano è politico e che in un mondo come quello di oggi, spesso egoista, che chiude i confini, che non si preoccupa del futuro, il cinema ha anche una responsabilità verso le generazioni future. Della giuria fanno parte anche il critico cinematografico statunitense Justin Chang, la produttrice inglese Trudy Styler, l’attrice tedesca Sandra Hüller (protagonista di Vi presento Toni Erdman), il regista cileno Sebastian Lelio (due anni fa in concorso con Una donna fantastica) e Rajendra Roy (curatore della sezione film del MOMA), che portava bene in vista una maglietta che sostiene un programma a favore delle giovani registe legato al movimento #Meetoo.

Naturalmente la conferenza stampa di presentazione di giovedì 7 febbraio non ha potuto evitare l’argomento Netflix, soprattutto perché Kosslick, a differenza dei colleghi di Cannes, e non evitando qualche polemica nel mondo del cinema tedesco, ha incluso nel concorso Elisa y Marcela di Isabel Coixet, prodotto e distribuito proprio dal gigante dello streaming (anche se verrà distribuito in alcune sale in Spagna).  Pure se le preoccupazioni non sono del tutto sopite, la posizione di un regista come Lelio, per esempio, rubando le parole da Umberto Eco, è più integrata che apocalittica sull’argomento: il direttore resta un convinto sostenitore dell’unicità dell’esperienza collettiva del cinema nella sala ma non è negativo  di fronte alle possibilità offerte da questi nuovi protagonisti nel mondo del cinema.

Ad aprire poco dopo la rassegna c’era The kindness of strangers  di Lone Scherfig (regista di Italiano per principianti, An Education  e One Day), film corale in cui le vite di estranei si incrociano nello sfondo di una New York invernale, misteriosamente toccandosi e miracolosamente portando del bene gli agli altri.

Clara (Zoe Kazan) è una donna fuggita da un marito poliziotto violento con i due figli piccoli, che si trova presto a vagare senza mezzi, cercando di proteggerli dalla strada e dalla paura; Alice è un’infermiera molto sola che, oltre al suo lavoro, gestisce una mensa per i poveri e un gruppo di “ascolto” sul perdono e incontra Jeff (Caleb Landry Jones), che ha perso il lavoro ed è finito per strada; Marc (Tahar Rahim), appena uscito di prigione grazie al suo giovane avvocato John Peter (Jay Baruchel), trova lavoro nel ristorante russo di Timofey (Bill Nighy). Tutti loro hanno bisogno di trovare qualcuno che li guardi in modo diverso, che si apra e che permetta loro di aprirsi, che con un gesto di gentilezza faccia loro intravvedere un mondo diverso.

Quello della Scherfig è un film senza un’oncia di cinismo (in Usa lo chiamerebbero un “feel good movie”), forse un po’ troppo indeciso tra il realismo drammatico e qualche scorciatoia sentimentale di troppo, ma che usa al meglio il suo ottimo cast per offrire al mondo uno sguardo di speranza. Un film che la regista considera rilevante di fronte all’egoismo e alla ferocia del mondo in cui viviamo. Ma anche, in un certo senso, un perfetto manifesto per la Berlinale dell’inclusione che sicuramente non si farà scappare qualche messaggio politico.

 

Laura Cotta Ramosino

About the author