Ben is Back

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Ben, ragazzo tossicodipendente, torna a casa per le feste di Natale. Per la madre una grande gioia ma anche tante preoccupazioni

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Quella che doveva essere una tranquilla vigilia di Natale, per la famiglia di Holly Burns, tra prove di canti natalizi dei figli – pur senza molto afflato religioso in famiglia – e altri preparativi della festa, cambia completamente segno con l’arrivo all’improvviso del figlio Ben, giovane tossicodipendente in cura in una comunità di recupero. Lui dice che l’hanno autorizzato a passare le feste in famiglia, la madre Holly – comunque contenta fino alle lacrime quando se lo vede davanti a casa – e il suo secondo marito Neal, decisamente contrariato, temono sia scappato. Aleggia in quella casa, con i genitori e con una sorella molto tesa per il ritorno di Ben, i disastri combinati dal ragazzo in altre occasioni. Lui chiede una possibilità: vuole mostrarsi non solo disintossicato ma cambiato; anche se poi sembra lui per primo non credere di farcela. Alla fine si decide per un compromesso: una sola giornata da passare in famiglia, con opportune precauzioni (nascondere medicine e soldi, controllarlo a vista ogni momento). Scrupoli che non serviranno quando Ben, animato da buone intenzioni ma subito cercato dai vecchi giri di pessime amicizie, scomparirà dalla circolazione.

Ben is Back, molto apprezzato prima al Festival di Toronto e poi alla Festa del Cinema di Roma, è un film più di attori che di storia, in cui tutto sommato succede poco (ma l’inizio, molto bello, sembra una versione contemporanea della parabola del figliol prodigo). Lo dirige senza squilli Peter Hedges, buon regista di film non indimenticabili (questo è il quarto in 15 anni) tra cui L’amore secondo Dan con Steve Carell; anche se il suo exploit rimane quello giovanile, il romanzo What’s Eating Gilbert Grape da cui trasse lui stesso la sceneggiatura di quell’ottimo film che era Buon compleanno Mr. Grape (diretto da Lasse Hallström); semmai colpisce maggiormente la fotografia spesso cupa, anche perché molto avviene in una notte (terribile). Il film mette a confronto una madre e un figlio, interpretati rispettivamente da una toccante e credibilissima Julia Roberts – che fa davvero pensare a cosa può vivere una madre davanti a una tale prova – e da un misurato Lucas Hedges (figlio del regista), il bravo attore emergente lanciato da Manchester by the Sea e che poi a seguire ha recitato in un tanti altri film tra cui Tre manifesti a Ebbing, Missouri e Lady Bird.

A rimanere nel cuore è soprattutto la figura della madre, certo non impeccabile (in una scena augura la morte al medico, ormai con l’Alzheimer, cui imputa la tossicodipendenza del figlio perché gli prescrisse con leggerezza antidolorifici). E sempre sul punto di saltare per aria, come in alcune terribili, emozionanti scene di scontro con Ben. Una madre addolorata ma sempre pronta a riabbracciare quel figlio che continua a sbagliare. Una madre costretta a un’angosciata peregrinazione notturna, in cerca del figlio smarrito (e anche qui, forse involontaria, sembra di scorgere tratti di parabole evangeliche), che pur di ritrovarlo è pronta a lasciarsi alle spalle tutto quanto, anche le sue paure e i suoi dolori. Un viaggio notturno – a tratti faticoso per lo spettatore, ma anche pieno di tensione fino a un finale intensissimo e commovente – che sembra una discesa agli inferi, dove potrebbe spingersi una madre per recuperare il proprio figlio.

Antonio Autieri