Belle e Sebastien

Belle e Sebastien

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In un villaggio tra le Alpi francesi e svizzere, durante la II guerra mondiale, il piccolo Sébastien incontra un gigantesco cane bianco, diventandone amico inseparabile.

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Trasposizione cinematografica di una serie di racconti scritti da Cécile Aubry, attrice negli anni 50 e poi scrittrice e sceneggiatrice, che già aveva ispirato una serie televisiva francese negli anni 60. Da noi il ricordo va senz'altro alla serie animata nipponica uscita negli anni 80 e caratterizzata da un buon disegno e dalla presenza di un registro melodrammatico. Nicolas Vanier si accosta ai personaggi e alle situazioni create dalla Aubry con un grande attenzione agli scenari magnifici alpini, girando la maggior parte del film in ambienti veri e splendidi, tra le Alpi scoscese e le verdi vallate. È il tratto distintivo di questo regista francese, già alle prese in passato con sfide ai limiti del possibile con lo splendido Il grande Nord, avventura d'altri tempi ambientata tra Canada e Alaska sulle tracce di Jack London. Qui, rimane intatta la stessa sorpresa davanti a paesaggi imponenti e davanti alla potenza della Natura mentre si rimane un po' meno colpiti dalla vicenda, assai minimale. Sébastien è un orfanello cresciuto con il nonno adottivo César. Vive in un piccolo villaggio incastonato tra le Alpi francesi a contatto con la Natura selvaggia che ha imparato, proprio grazie a César, ad ammirare e a rispettare. La prima sequenza la dice lunga sul tipo di personaggi con cui abbiamo a che fare. Dopo che un capriolo femmina è stata uccisa a tradimento da bracconieri, il piccolo Sébastien si fa calare dal nonno attraverso un crepaccio per salvare il piccolo cerbiatto. Un orfanello che salva un altro orfanello, portandoselo nello zaino. La fiaba sta tutta qui, nel racconto di un bambino (impersonato dal giovanissimo Félix Bossuet, molto grazioso ma anche molto acerbo nell'interpretazione) che si fa incontro a un cagnone sporco, abbandonato e inselvatichito. Lo chiamerà Belle e si faranno compagnia insieme sfuggendo ai nazisti che occupano la regione e vorrebbero eliminare quella che sentono come minaccia; e facendo cambiare idea ai valligiani, convinti per lungo tempo, che dietro il massacro di alcune pecore potesse nascondersi proprio quella “bestia”. Storia semplice semplice ad altezza di bambino e narrativamente un po' risaputa, con al centro tanti spunti interessanti come l'amicizia tra i due protagonisti, l'amore per la Natura intesa come tesoro da ammirare più che forziere da saccheggiare e, per i più piccolini, anche una rappresentazione edulcorata ma efficace del Male sintetizzato dai nazisti. Il problema è che la sceneggiatura si limita ad abbozzare soltanto i diversi personaggi: se il più compiuto appare senz'altro quello di nonno anche per la bravura di un professionista come Tchéky Karyo, gli altri – la bella Angelina, il medico, i vari abitanti del posto – sono meno convincenti sul piano drammatico. Inoltre, anche il rapporto tra Sébastien e Belle non raggiunge mai la complessità di film simili per tematiche (come lo splendido Dragon Trainer) e,anche per limiti di una regia più attenta ai dettati naturalistici che al cuore dei personaggi, fatica a creare empatia e a emozionare. Un peccato, nel complesso. Una così bella confezione e anche una così bella sfida – non sarà stato facile girare in questi luoghi così impervi e suggestivi – avrebbe meritato una cura maggiore nell'elaborazione dei personaggi e nell'invenzione di svolte di vero interesse.,Simone Fortunato

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