Baby Driver – Il genio della fuga

Baby Driver – Il genio della fuga

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Un giovane con un enorme talento per la guida è al servizio di un criminale che organizza rapine in banca

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L’acufene, o tinnito, è quel disturbo per il quale chi ne soffre sente in continuazione un rumore di fondo (fischio, ronzio o altro) anche nel silenzio più totale. È il disturbo di cui soffre anche Baby (questo è il suo nome), cui è venuto a causa di un incidente d’auto e che prova sollievo solo ascoltando in continuazione musica da lettori mp3, sui quali carica canzoni e mixaggi da lui stesso eseguiti. Ma Baby (Ansel Elgort, già visto in Colpa delle stelle e nella serie Divergent) non è un dj: nonostante la sua giovane età è il miglior aiuto che un rapinatore possa desiderare, perché guida dannatamente bene ed è capace di seminare gli inseguitori come nessun altro sa fare. Per questo è ricattato da Doc (Kevin Spacey), organizzatore di fulminee rapine in banca che fa eseguire a squadre assortite, ma sempre con Baby al volante.

Il genere “rapinatori in fuga con inseguimento” è uno dei classici del cinema americano fin dagli anni 40, e bisogna riconoscere che funziona sempre. Se poi si aggiunge una colonna sonora ammiccante (come nei sei minuti della scena iniziale con “Bellbottoms” dei Jon Spencer Blues Explosion, ma si passa agevolmente anche al jazz di Dave Bruebeck) che da subito detta il ritmo di sequenze cadenzate come un balletto, il film ha dalla sua più di un punto a favore. Perché Baby Driver, pur non essendo un musical, su una colonna sonora tagliata in modo sartoriale inserisce una coreografia i cui balletti sono dati dalle vertiginose sequenze di inseguimenti in auto, dove sterzate improvvise, drift, derapate, frenate e accelerazioni costituiscono tutti gli elementi di un vero e proprio spettacolo. Una colonna sonora (che dovrebbe sentire solo il protagonista nei suoi auricolari come sollievo al tinnito) e che invece aggiunge profondità al personaggio originale di un ragazzo cortese e dal carattere amabile (siamo lontani anni luce dal Ryan Gosling di Drive, se vi è venuto in mente il paragone con un altro autista di rapine).

A rendere il film una storia che non è semplicemente una sequenza di scene d’azione, c’è un delicato e credibile risvolto romantico e una piccola serie di personaggi ottimamente costruiti (Jamie Foxx nel ruolo dello psicopatico merita ampi riconoscimenti). Baby Driver merita certamente un posto tra i grandi film di genere, ma è soprattutto uno spettacolo godibile, nel quale chiunque può trovare particolari che lo faranno ridere, saltare sulla poltrona o fare “oh” per lo stupore. A Edgar Wright, autore di film particolari come L’alba dei morti dementi, Hot Fuzz o Scott Pilgrim vs. the World, il merito di aver fatto un altro film che chi ha visto non dimenticherà facilmente.

Beppe Musicco

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