Avengers: Infinity War

Avengers: Infinity War

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Thanos sta riunendo le gemme dell’infinito per distruggere metà dell’universo, gli Avengers si alleano con i guardiani della galassia e ogni supereroe visto finora per fermarlo.

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Un film su cui ci siamo divisi un po’ al nostro interno: pur confermando alcune riserve della recensione “negativa”, ne aggiungiamo una seconda che valorizza maggiormente alcuni aspetti positivi del film. Considerando pregi e difetti, passiamo a “consigliato” il giudizio sintetico.

 

Il film inizia dopo il recente Thor: Ragnarok: Thanos, tiranno intergalattico già introdotto un po’ alla volta in altri film dell’universo Marvel (il primo Avengers, i Guardiani della galassia), attacca l’astronave di Thor e ruba la gemma dell’infinito. Ne ha già due, gliene mancano altre tre, due sono sulla terra con gli Avengers, con Doctor Strange e Visione; mentre una, la gemma dell’anima, nessuna sa dove sia. Si scatena quindi una super caccia al tesoro nello spazio, che prosegue su diverse linee narrative e (non) si risolve in una royal rumble, un’unica grande riunione con ogni supereroe esistente.

La Marvel negli ultimi anni è riuscita a trasformare il filone supereroistico in qualcosa di più di una semplice saga cinematografica, ma in una vera e propria narrazione seriale. Il Marvel cinematic universe è più simile a una serie tv da 100 milioni a episodio che a una saga di film, infatti diventa sempre più difficile riuscire a seguire la singola pellicola se non si sono visti i precedenti. Questo Infinity War è la summa dell’operazione fatta dalla Marvel: oltre dieci anni di lavoro, di creazione di supereroi e di un immaginario portano a questo film, che più che un film sembra uno speciale di una serie tv. Un evento più che una storia.
Infinity War è un film che entusiasmerà gli appassionati, magari potrebbe avere un suo fascino per i più piccoli (anche se i film di supereroi hanno già da tempo smesso di essere per bambini), ma potrebbe annoiare tutti gli altri, perché come film non funziona. Non funziona innanzitutto perché lo spettatore che non ha visto tutti gli altri film Marvel non riesce a capire niente della trama. E questa, interessante nella sua divisione in linee parallele e in una parallela caccia al tesoro, è scandita in maniera troppo schematica in combattimento (di due o più supereroi contro uno o più cattivi) e dialogo (tra due o più supereroi o tra supereroe e cattivo che si confessano i loro drammi esistenziali e traumi familiari). Una struttura veramente troppo monotona per due ore e mezza di durata. Dove inoltre, se il film può anche essere divertente quando ci sono gli scontri, è decisamente insopportabile quando i personaggi parlano, perché snocciolano a caso informazioni sui loro traumi, senza che questo però regali profondità ai loro personaggi, che rimangono sempre e comunque poco più che action figure da far picchiare tra di loro.
La parte spaziale risulta comunque abbastanza godibile (per quanto di riporto dai film di Thor e I guardiani), rimangono echi di una space opera un po’ kitsch ma comunque abbastanza divertente e avventurosa, mentre la parte sulla Terra è proprio brutta, con idee di messa in scena e impostazione visiva che non vanno troppo oltre un episodio dei Power Rangers. Inoltre fa parecchio sorridere lo scontro sulla Terra dove tutti i supereroi più “terrestri” si scontrano con gli alieni ed è palese allo spettatore (ma ignorata nel film) la disparità delle forze.
I fratelli Russo di nuovo al timone dopo The winter soldier e Civil War mettono in gioco una regia solida dal passo lento e senza uno straccio di idea visiva e narrazione avventurosa. Il film è visivamente debole rispetto ad altri (i già citati miracolosi Guardiani, Doctor Strange) con alcune trovate di cattivo gusto in stile New Age (quando Thanos prende la gemma dell’anima); ma in assoluto il problema più grande rimane l’assenza di un’idea di narrazione avventurosa. Il passo narrativo è lento, tronfio e pomposo, dove si cerca l’epica in una scena su due appesantendo la storia, trasformando il tutto in una saga epica fantasy un po’ ridicola. Senza contare che manca la leggerezza che un film fantastico d’avventura deve avere: anzi ancora peggio, si scambia l’ironia per leggerezza e perciò in questo marasma di “epicità” ogni tanto si inseriscono battute che infastidiscono e basta. Persino i Guardiani della galassia, che rimangono di gran lunga la cosa migliore del film, hanno perso un po’ del loro smalto senza James Gunn al timone, a conferma del fatto che nonostante tutta l’impostazione seriale questi personaggi dipendono da chi dirige un film.
Insomma, il film emozionerà gli appassionati, magari può anche risultare divertente, ma rischia di dire la parola fine ai film di avventure fantastiche, perché non c’è più fantasia né senso dell’avventura. È auspicabile, prima o poi, un cambio di direzione prima di arrivare a un punto di non ritorno. Speriamo che alla Marvel, e alla Walt Disney che la controlla, cambino rotta e anziché cercare a tutti i costi l’epica possano ritrovare un più fanciullesco gusto per la fantasia. Tornando a fare film per bambini anziché per nerd: altrimenti, senza più gusto per la fantasia come si può educare la fantasia?

Riccardo Copreni

 

Più ambizioso del primo Avengers, Infiniy War  non è semplicemente un’enciclopedia dei supereroi, anche  se l’elenco pur parziale del cast dà un’idea di cosa deve essere stata la realizzazione di questa pellicola che è solo la prima metà di un dittico.

L’ultima fatica dei fratelli Russo (già autori dell’ottimo Captain America: The Winter Soldier e poi del successivo, ben fatto, Captain America: Civil War) riesce nella difficile impresa di non crollare sotto il peso delle sue stesse premesse, anche se accusa un po’ di fatica soprattutto nella prima parte dove gli autori schierano le loro carte e formano “squadre” nei più disparati punti dell’universo mentre lo spettatore fatica un po’ a richiamare alla mente i sospesi dei vari eroi.

Senza addentrarsi troppo nella trama, va detto che il film vanta con Thanos (in cui si riconosce il grande Josh Brolin) un cattivo di ottima caratura, che persegue un piano tremendo e razionale, con voluti e inevitabili echi politici (la sovrappopolazione, a cui vuole dare un taglio – insieme casuale e razionale – per garantire il benessere dei sopravvissuti, ha qualcosa dei piani quinquennali sovietici e delle politiche demografiche cinesi come pure di certo moderno ecologismo), ma anche riflessi personali e sentimentali. Un notevole passo avanti rispetto al fastidioso Ultron, ma anche a molti altri villain da cinecomic.

Ciò detto, senza offrire chissà quali mirabolanti sviluppi psicologici ai personaggi (ma il povero Bruce Banner che, traumatizzato dall’incontro con Thanos, non riesce più a evocare Hulk è insieme divertente e drammatico), il film li muove con ammirevole coerenza rispetto ai loro principi di fondo. Su tutti: il saggio Dottor Strange, l’unico in grado, per poteri ma anche per forza morale, di affrontare la lotta conoscendone il possibile esito (non a caso possiede la gemma del tempo); Tony Stark che, pur continuando a scherzare, sente sulle sue spalle il peso del mondo e teme di fare promesse alla donna che ama (ma poi si trova a fare da “padre” a Spiderman/Peter Parker); e poi Steve Rogers, l’eroe puro, che non è disposto a sacrificare anche una sola vita in nome della salvezza delle  altre (e in questo è il perfetto contraltare di Thanos). Tutti si troveranno di fronte scelte e sacrifici che non potevano aspettarsi, fino ad una conclusione che per i canoni della Marvel è poco definire audace ma che, ovviamente, va vista nella prospettiva rassicurante di una seconda parte.

Anche se c’è il rischio di perdersi nella conta dei supereroi  e qualche volta la battuta arguta a tutti i costi rovina un po’ l’effetto dei momenti più drammatici e finanche tragici, l’ultimo Avengers mantiene la promessa di un grande intrattenimento spettacolare, senza insultare l’intelligenza dei suoi spettatori, e riuscendo – cosa non ovvia in un racconto ormai quasi “formulare” – a regalare loro sorprese anche amare.

Laura Cotta Ramosino

 

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