Avengers: Endgame

Avengers: Endgame

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Dopo il traumatizzante e tragico intervento di Thanos, Avengers e C. sono dispersi e depressi. Come cercare di riportare tutto com’era prima?

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Pochi giorni dopo il tragico schiocco di dita con cui Thanos – dopo aver recuperato tutte le gemme dell’infinito – ha spazzato via metà di tutte le specie viventi (compresi molti supereroi o persone amate da essi), gli Avengers e i loro alleati sono dispersi, divisi e parecchio depressi; e ovviamente anche l’umanità in genere non se la passa tanto bene. Iron Man naviga per l’universo insieme a Nebula, figlia “pentita” di Thanos, e registra messaggi per la fidanzata Pepper, nel caso non tornasse vivo; Captain America, Vedova Nera e Thor (ma anche il procione Rocket) si chiedono cosa fare; a portare un po’ di energia sembra solo la new entry Captain Marvel. Insieme vanno alla caccia di Thanos, ma le cose andranno in modo opposto alle intenzioni. Cinque anni dopo, le vite dei superstiti sconfitti sembrano divergere per sempre: chi non si arrende ma senza troppa convinzione, chi si lascia andare completamente, chi ha tagliato i ponti con il passato dopo aver avuto dalla vita una seconda occasione che non vuole compromettere. La missione e i vecchi compagni sono ormai dimenticati?

Si cammina sulle uova, a tentare di raccontare anche solo alcuni cenni della prima parte di Avengers: Endgame. D’altronde la segretezza, se è sempre consigliabile per non rivelare i colpi di scena di un film, in questo caso oltre che richiesta in modo pressante (come sempre più spesso si fa, da parte di registi e produttori di blockbuster) è un obbligo quasi morale per uno dei film più “protetti” della storia recente. Attesissimo dopo il drammatico e scioccante Avengers: Infinity War, il ventiduesimo film dell’universo Marvel mette in scena i destini di così tanti personaggi amati dagli spettatori che rivelarli sarebbe una scorrettezza grave. Si può giusto dire che, dopo un primo ingresso trionfale di Captain Marvel, la nuova eroina (interpretata da Brie Larson) sembra scomparire, mentre è l’improbabile Ant-Man (Paul Rudd) ad acquistare un ruolo importante, per poi passare il testimone ad altri, e così via: perché mai come questa volta, il gioco è di squadra; solo che la squadra è molto ampia e sorprendente anche per via di una serie di “doppi” di cui lasciamo a voi scoprire il senso e le mosse. In un intreccio di situazioni con numerosi rimandi ad altri film delle saghe dell’Universo Marvel, che metteranno un po’ in difficoltà chi non conosce a menadito ogni episodio, ma esalteranno i più per l’ardita costruzione, ambiziosa e perfetta (si rivedono personaggi e singole scene viste in passato, ma rivisitate in maniera intrigante: grande merito della Marvel e del boss Kevin Feige aver recuperato tutti quelli che volevano, senza alcun tipo di rifiuto o sostituzione imbarazzante), che arriva a una summa di estrema complessità e vertiginosa coerenza (pur con qualche scappatoia narrativa). Di certo si può dire che al centro ci sono – a livello non solo narrativo ma “sentimentale” – gli Avengers storici, quelli che sentono di più la responsabilità e il senso di colpa per quanto è avvenuto: Iron Man e Captain America, Thor e Hulk, Vedova nera e Occhio di Falco; e qui a livello di attori Robert Downey Jr. è al suo meglio e ha parecchie scene in cui mettere in mostra il proprio talento, ma anche Scarlett Johansson e Jeremy Renner toccano il cuore spesso e volentieri, mentre forse Chris Evans, Mark Ruffalo e Chris Hemsworth sono un gradino sotto, chi per qualità personali e chi per minore incisività del proprio personaggio.

Avengers: Endgame mescola toni e ritmi, in tre ore avvincenti ed entusiasmanti, ancor più che negli altri film della serie: c’è l’azione (con battaglie meno noiose del solito, confinate soprattutto nel finale), anche se la spettacolarità è volutamente contenuta per dare più spazio alla suspense; ci sono umorismo e sdrammatizzazione che non servono ad “alleggerire” come in altri casi ma a spezzare una tensione dei personaggi – prima che degli spettatori – altrimenti insostenibile (anche se molti fans hanno subito cominciato a eccepire e trovare difetti, sia narrativi che di eccessivo spazio dedicato all’elemento “comico”); c’è sentimento, pathos, riflessione sul Destino. Perché Avengers: Endgame non è tanto, o non solo la storia di una vendetta, o di una rivalsa, o di un tentativo disperato di invertire il corso della Storia e delle vicende (con parecchie citazioni cinematografiche esplicite sui grandi film di un filone classico del cinema fantasy e di fantascienza), ma un film sul lutto e sulla perdita, sulla Vita e sul Tempo, sull’amore per i propri cari (e questa non è una novità, certo) ma anche sul sacrificio e sull’amicizia (e sulla riconciliazione), che colloca il film diretto da Anthony e Joe Russo in una galleria di epiloghi di saghe e serie di alto livello, da Toy Story 3 a Il Signore degli anelli… Con numerose scene che strapperanno – ci scommettiamo – applausi a scena aperta e altrettanti momenti di forte emozione, che arricchiscono il miglior cinecomic di un percorso iniziato nel 2008 e che chiude davvero un’epoca dopo 22 film; per aprire sicuramente a nuove strade e nuovi universi. Magari si potrebbe argomentare su qualche momento meno rifinito o su qualche personaggio che perde un po’ di incisività (Hulk, lo stesso Thanos; mentre Rocket – che in italiano condivide lo stesso doppiatore di Occhio di Falco/Jeremy Renner – si vede poco, purtroppo; e Thor è invece sempre più spiazzante e “divisivo”, o lo ami o lo rifiuti). Ma di fronte al disegno generale, e a un finale in cui i colpi di scena si susseguono per lasciare poi il posto negli ultimi minuti a un climax di sentimenti contrastanti, c’è poco da stare a sottilizzare: solo da applaudire. E semmai lasciarsi andare a un rimpianto: che il grande Stan Lee (qui nel suo ultimo cameo?) non abbia fatto in tempo a vedere l’ultima meraviglia – incredibilmente, ed è un’altra novità, senza scene aggiuntive durante i titoli di coda – creata dai Marvel Studios con le sue creature.

Antonio Autieri