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Un personaggio Tv, nell’America degli anni ’60, diventa un divo, si fa travolgere dall’ansia di sesso e perversioni. Ma durerà poco, e rimarrà solo.

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È la storia vera di Bob Crane, almeno come l’ha riscritta lo scrittore Robert Graysmith. Bob Crane parte dalla radio e arriva al piccolo schermo grazie a una stravagante soap opera (“Gli eroi di Hogan”) ambientata in un campo di prigionia nazista (tutto vero…). L’enorme successo gli dà alla testa e lo allontana da moglie e figli: sono infatti le donne il suo punto debole e, anche per colpa di un tecnico video geniale e perverso (John Carpenter, omonimo del regista), inizia a collezionare prede al motto di “Un giorno senza sesso è un giorno sprecato”. Il rapporto tra Bob e John è malato: prima litigheranno, poi torneranno a formare una coppia d’assalto di serate a base di sesso, droga ed alcool, sempre ripresi dai video amatoriali “pionieristici” di John. Fino alla morte violenta di Bob, rimasta senza colpevoli: ma il film fa pensare chiaramente che il responsabile sia proprio John, scaricato (troppo tardi) dal divo ormai fallito e depresso.,Paul Schrader, qui regista (uno dei suoi ultimi film è “Affliction”) ma noto soprattutto come sceneggiatore di alcuni grandi film di Martin Scorsese (uno per tutti, “Taxi Driver”), trasforma la vita di Crane – divo Tv di medio calibro – in una parabola di ascesa e caduta. Come nel bel “Boogie Nights” di Paul Thomas Anderson, nonostante scabrosità e comportamenti immorali dei protagonisti, in fondo la sua è una storia intrisa di senso di colpa e di tristezza: perché il povero Bob, malato di “sesso” e condannato alla prima caduta dalla (prima) moglie, non troverà mai chi davvero lo aiuterà a uscirne fuori. Trovando anzi, a un certo punto, nell’“amico” John un perfido ma suadente diavolo tentatore, interpretato dal sempre grande Willem Dafoe. Mentre il protagonista è interpretato dal sorprendente Gregg Kinnear, per la prima volta convincente al cinema.

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