Esempio di fantascienza low budget interessante. Ne è regista lo sceneggiatore di Le avventure di Tintin, Joe Cornish, che cerca una strada nuova nel racconto del topos classico della fantascienza aliena, l’invasione extraterrestre. Adattandosi infatti al budget risicatissimo, il regista inglese concentra i pochi effetti speciali su un’unica delle tante creature che infestano improvvisamente la città. Una sola creatura, viscida, abbastanza repellente e “particolare” che cascherà letteralmente sulla testa di un gruppo di ragazzini intenti a derubare una giovane donna e innescherà tutta una serie di episodi inquietanti. Un solo alieno ben realizzato e sullo sfondo tanti altri, scuri e sempre al buio e spesso fuori fuoco: sistemata quindi con qualche piccolo trucco ottico la parte dedicata agli effetti speciali comunque realistici e di impatto, Cornish si concentra sul realismo della vicenda.

È il tratto più interessante di un film che qua e là presenta una narrazione convenzionale e risaputa: i ragazzi, capitanati dal Moses interpretato dal talentuoso John Boyega, sono tutti perfetti per la parte, aderendo senza sbavature al ruolo; la macchina da presa corre veloce e il montaggio frenetico conferisce un ritmo notevole a una narrazione in cui non mancano colpi di scena e suspense. Inoltre – è l’altro aspetto interessante del film – il film gioca molto sui motivi tipici della sci-fi classica, omaggiata tra l’altro dai bei titoli di testa: chi sono i veri mostri? Quali i veri cattivi? I giovani, spietati rapinatori che poi si improvviseranno eroi o gli alieni, la cui invasione peraltro è tutta da dimostrare? E ancora: perché l’invasione è circoscritta solo in uno dei più poveri quartieri della città? Sarà l’ennesima macchinazione del Potere?

Domande che troveranno (quasi tutte) una risposta in un film inserito in un’atmosfera angusta di sospetto e paranoia, che gioca sull’accumulo di situazioni, equivoci e personaggi, non fallisce sul versante dell’azione pura nelle scene di guerriglia urbana anche se perde qualche colpo nella “spiega” sul finale, un po’ troppo ovvia. Non male comunque nell’insieme: una bella idea realizzata con pochissimo e tanti echi cinematografici dei più diversi, dalla fantascienza classica de Gli invasioni degli ultracorpi e de ‘La cosa’ da un altro mondo al realismo dei film da strada, L’odio di Mathieu Kassovitz su tutti.

Simone Fortunato