Assassinio sull’Orient Express

Assassinio sull’Orient Express

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Un omicidio sul famoso treno mette a dura prova la sagacia del famoso investigatore Hercule Poirot

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Con un preludio non presente nel racconto, ma molto ben azzeccato, Assassinio sull’Orient Express presenta Hercule Poirot, «probabilmente il miglior investigatore al mondo» secondo le sue stesse parole, a Gerusalemme, ancora sotto il protettorato inglese. Il detective belga deve recuperare una preziosa reliquia trafugata da una chiesa. Sospettati (sì, sembra una barzelletta) un prete, un rabbino e un imam; ma se vorrete scoprire il colpevole dovrete vedere il film.

Tratto da uno dei più famosi romanzi di Agatha Christie (ma già il settimo con protagonista Poirot), il film di Kenneth Branagh segue l’indimenticabile versione del 1974 diretta da Sidney Lumet. Di quel film si ricorda un cast impressionante: Ingrid Bergman, Lauren Bacall, Vanessa Redgrave, Jaqueline Bisset, Albert Finney, Sean Connery, John Gielgud, Anthony Perkins, Jean-Pierre Cassel e altri ancora. Anche Branagh però può contare su una squadra anglo-americana di tutto rispetto, a partire da lui stesso, nel ruolo di Poirot. Daisy Ridley, Willem Dafoe, Michelle Pfeiffer, Penélope Cruz, Judi Dench, Leslie Odom Jr., Josh Gad, Olivia Coleman, e Derek Jacobi sono attori e attrici che hanno calcato le scene dei teatri oltre che i set cinematografici, e rappresentano molto bene le varie sfumature che prende la preoccupazione di chi si trova bloccato su un treno ed è considerato il potenziale sospetto di un assassinio. A morire per una serie di pugnalate è stato Edward Ratchett (Johnny Depp), industriale facoltoso e criminale sotto mentite spoglie. Ratchett è stato accoltellato nel suo scompartimento in una notte nevosa, proprio poco prima che il famoso treno, in corsa da Istanbul a Parigi, venisse bloccato da una valanga. Così Poirot, che dopo Gerusalemme agognava una meritata vacanza, si trova a dover risolvere rapidamente il caso misterioso, prima che arrivi la polizia jugoslava e rovini tutto.

Le scene si svolgono per brevi tratti all’esterno del treno e in gran parte al suo interno, dove la scelta di Branagh di girare con la pellicola a 70mm favorisce la trasformazione di spazi angusti in ampi e dettagliati scenari, arricchiti dalle decorazioni Art Deco, che fanno apprezzare ancor di più la bellezza e il lusso di viaggiare su un treno del genere. La soluzione al mistero dell’uccisione di Ratchertt non è semplice, e rimanda a un passato reale (il rapimento del figlio dell’aviatore Charles Lindbergh) che non tutti gli spettatori possono conoscere e che rende ancora più intricata la spiegazione. A complicare un po’ la cosa è anche la scelta di Branagh di non dettagliare eccessivamente i caratteri, la cui presentazione risulta così un po’ frettolosa (un esempio: il ruolo di Penelope Cruz è poco più di un cameo; lo stesso ruolo a Ingrid Bergman, nel film di Lumet, le valse un Oscar). In compenso di Poirot in questo film ci vengono svelati alcuni aspetti, tra cui quello sentimentale, finora sconosciuti (altra libertà del regista). Altrettanto rapida è la conclusione della storia (di fronte a una tavolata che riprende – chissà perché – l’Ultima cena Leonardesca), che vede la soluzione del mistero cedere il passo al più angoscioso dei dilemmi per Poirot, di solito fermamente convinto che le cose siano bianche o nere, senza possibilità di sfumature e che invece dovrà decidere anche della punizione o meno del colpevole. Ma che non lo distoglierà dai suoi compiti, e dal dover affrontare prossimamente un altro caso scottante che lo aspetta (a presto per il sequel), questa volta sulle acque del Nilo. Se non tutto, quindi, è perfetto nel film, di certo resteranno la grande interpretazione di alcuni attori (Branagh, la Pfeiffer, Josh Gad, ma anche Derek Jacobi), la splendida fotografia e un racconto di Agatha Christie che, ancora dopo molti anni, è in grado di affascinare lettori e spettatori.

Beppe Musicco

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