Arrietty – Il mondo segreto sotto il pavimento

Arrietty – Il mondo segreto sotto il pavimento

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Una famiglia di personcine minuscole vive sotto il pavimento di una casa, la giovane figlia, Arrietty finirà per diventare amica con l'umano Sho, malato di cuore.

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In una cittadina vicina a Tokyo, vive una famiglia di personcine minuscole, alte pochi centimetri: gli umani li chiamano “gnomi”, loro si definiscono “prendimprestito”. Arrietty, la giovanissima protagonista, vive con mamma e papà sotto il pavimento di una casa di campagna abitata da due anziane donne: per loro fortuna non li possono vedere gli umani – giganti capaci di incutere timore, dal loro punto di vista – di cui rubano oggetti e cibi per sopravvivere nella loro dimora in miniatura. Ma quando nella casa arriva un ragazzo introverso e malato di cuore di nome Sho, le cose cambiano per Arrietty: la loro amicizia “proibita” (la ragazzina dovrebbe obbedire alle regole che impongono alla sua specie di stare alla larga dagli uomini) si approfondisce con il passare dei giorni e tra mille difficoltà.

Da una serie di racconti per ragazzi della scrittrice britannica Mary Norton (da cui in Inghilterra fu tratto il film con attori “in carne e ossa” I rubacchiotti), Arrietty è un capolavoro per eleganza del disegno e per profondità di racconto. Come in altri film di animazione – per esempio Ponyo sulla scogliera – della giapponese Studio Ghibili (la Disney nipponica) diretti o, come in questo caso, solo scritti dal grande maestro Hayao Miyazaki, il tema dell’amicizia tra “diversi” tocca vette di poesia e sensibilità ben lontane dalla retorica di tanto cinema meno sincero: Arietty e Sho possono davvero volersi bene perché si rispettano completamente, nelle loro differenti nature. Tanto da rischiare per affermare la verità della loro amicizia. Rafforzata dall’impressione di un comune destino di caducità: il ragazzo ha paura di morire, lei teme che il suo popolo sia condannato all’estinzione.

Miyazaki, che qui lancia alla regia il giovane debuttante Hiromasa Yonebayashi (già collaboratore del maestro), non a caso è citato da John Lasseter e dagli altri registi della Pixar come un grande punto di riferimento. Nel suo cinema, le storie per bambini e per ragazzi sono sempre spiragli da cui entra in pieno la vita. In un contesto fiabesco – tra creature fantastiche e avventure mirabolanti – fa capolino la realtà in tutte le sue sfumature con la malattia, il dolore, la paura. Ma anche la bellezza, l’amicizia, la speranza.

Antonio Autieri

 

Splendida fiaba animata diretta da un discepolo del grande Miyazaki e prodotta dallo stesso Maestro. La mano del regista de La città incantata e Porco rosso c’è e si vede. Nella cura dei dettagli, nell’uso del colore e soprattutto nella delicatezza con cui si affrontano tematiche serie come la malattia, la diversità e il male in un contesto pensato e fatto su misura per ragazzi. La storia di Arrietty infatti ha molti punti in comune con uno dei tanti capolavori del maestro giapponese, Il mio vicino Totoro. Anche in Arrietty si registra in una cornice fiabesca e in uno scenario che toglie il fiato la storia di un’amicizia che costruisce e che aiuta nei momenti di difficoltà. Là si raccontava dell’incontro casuale di due bambine preoccupate della malattia della madre costretta in ospedale a curarsi con quell’incredibile, goffo, buffissimo personaggio che è Totoro che tanto ha influito sui personaggi della Pixar (uno per tutti: il grande Sulley in Monster’s & Co).

Nel film diretto da Yonebayashi il racconto segue lo stesso schema. Una casa immersa in una natura splendida e una ragazzina vivace e piena di spirito di avventura, Arrietty e il suo incontro casuale col bambino gigante che abita sopra la sua testa. Perché Arrietty, piccola, anzi minuscola, è una delle ultime appartenenti alla specie dei Rubacchiotti, piccole creature alte un pollice e che vivono di (innocui) espedienti. E proprio durante una delle missioni in cerca di cibo, seguendo il padre, Arrietty si imbatte in questo ragazzo gigantesco, solo e malato di cuore. Sarà il principio di una bella storia d’amicizia e di fedeltà imperniata su parole come aiuto per l’altro, gratuità e condivisione. Ma forse è un’altra la parola che domina questo piccolo gioiello come i tanti capolavori di Miyazaki, ed è la parola stupore. Lo stupore e la meraviglia di fronte alla bellezza di tavole animate che sembrano quadri ma anche lo stupore di fronte alla semplicità e all’amore con cui questo grande regista guarda ai suoi personaggi.

Simone Fortunato

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Scrivo di cinema dal 1992. E dal 1994 dirigo giornali, giornalini, ora testate on line...