Anno Uno

Anno Uno

- in ARCHIVIO, FILM
4737
Commenti disabilitati su Anno Uno

Due cavernicoli, scacciati dal proprio villaggio, si imbattono in due fratelli: Caino e Abele.

Download PDF

Chi ci avrebbe scommesso ? E invece Anno uno, funziona, eccome. Sarà per la capacità dietro la macchina da presa di un buon artigiano della commedia, Harold Ramis, regista di Ricomincio da capo e qui anche sceneggiatore; sarà per il produttore, Judd Apatow, una vera conferma nel panorama comico americano (sono suoi anche Molto incinta e il recente Funny People); sarà perché quando si trova una buona coppia in una commedia, il più è fatto. E Jack Black e Michael Cera fanno scintille. Sarà quel che sarà ma Anno uno funziona, molto più e molto meglio di tanti innocui, prevedibili film demenziali. E funziona forse perché dal filone demenziale e volgarissimo dei vari Sex Movie, Epic Movie etc, il film di Ramis prende le distanze. E’ vero: non manca la volgarità e non saranno in pochi a storcere il naso vedendo tirati in ballo – con esiti divertentissimi – Caino, Abele e Abramo e Isacco, ma il tono è bonario, tutt’altro che insultante o gratuitamente offensivo come tanti film proprio del filone. Apatow e soci si divertono un sacco, e fanno anche divertire un sacco con gag che non brilleranno per finezza ma rappresentano anche il repertorio classico della comicità. Si ride un po’ di tutto, ma – è questo è uno degli elementi di successo dei film targati Apatow – soprattutto con tutti. Si ride con ingredienti semplici: bisogni corporali, peti; una sequenza dissacrante ma simpaticissima sulla nascita della circoncisione presso gli Ebrei, una seconda parte, giocata tutta su doppi e tripli sensi, ambientata invece a Sodoma. L’intreccio, solo apparentemente anarchico, in realtà ben controllato dagli sceneggiatori, è da tipica commedia degli equivoci in cui ha libero sfogo il talento e la fisicità di Black, ben accompagnato da un allampanato Michael Cera; il ritmo non manca così come appaiono efficaci i caratteristi e le ‘spalle’, primo fra tutti David Cross nei panni di un folle Caino. Una buona commedia, positiva e un po’ matta, un altro tassello in più dell’Apatow-pensiero. Si ride tra amici; si ride perché si è amici. Vedere il finale per credere. E ridere. ,Simone Fortunato

About the author