Anime nere

Anime nere

- in ARCHIVIO, FILM
5701
Commenti disabilitati su Anime nere

Tra la Calabria e Milano la storia di tre fratelli calabresi e le loro famiglie, tra criminalità a livello internazionale e faide locali.

Download PDF

I due fratelli più giovani, Rocco e Luigi, si sono trasferiti a Milano e da lì gestiscono gli affari di famiglia (traffico internazionale di droga Luigi, costruzioni Rocco, che ha sposato uno stile di vita “borghese”). Luciano, invece, dopo aver visto uccidere il padre dalla famiglia rivale quando era ancora molto giovane, tenta di vivere la sua vita tra i pascoli e le attività agricole nelle terre dell’Aspromonte, cercando disperatamente di tenere fuori se stesso e il suo stretto nucleo familiare (e in particolare il figlio Leo) dalla rete della ‘ndrangheta…Invano, perché è proprio un gesto di Leo (che distrugge la vetrina di un bar il cui gestore gli ha fatto uno sgarbo) a innescare una nuova faida che avrà esiti tragici.,L’affresco di Munzi (che ha riscosso molto successo al festival di Venezia 2014 pur senza ricevere riconoscimenti ufficiali) è un film interessante perché, nel descrivere la realtà multiforme di questa famiglia calabrese (in cui ogni membro ha scelto una strada e verrebbe da dire un’identità differente: il trafficante, l’imprenditore, il pastore), mette insieme un gusto a tratti documentaristico (una buona parte del film è parlata in un dialetto così stretto da richiedere sottotitoli) con meccanismi da grande tragedia, lasciando spazio anche a sospensioni autenticamente poetiche quando rievoca rituali antichi e misteriosi (Luciano che mangia la polvere posata su un altare per mettersi in comunicazione con l’aldilà).,Nell’incrocio tra un mondo antico (e verrebbe da dire immutabile) e le tensioni dell’oggi (quelle che contrappongono le famiglie criminali, ma anche quelle che animano il giovane Leo, che ammira lo zio trafficante e disprezza un padre che ritiene codardo), Munzi costruisce una vicenda che evita il classico racconto di ‘ndrangheta per soffermarsi sui personaggi, coglierli all’interno delle dinamiche che li conducono fatalmente verso il loro destino.,Il personaggio indubbiamente più interessante e originale è quello di Luciano (un bravissimo Fabrizio Ferracane) che sembra combattere un’impossibile battaglia sia verso il passato (che determina invece con la sua eredità la vita di tutti) che verso il futuro (nella scelta di abbracciare un ritmo di vita fuori dal tempo). Ma proprio questo, forse, lo rende incapace di dialogare con un figlio inquieto e ambizioso….,Tra edifici mai completati (la casa di famiglia in paese, con il piano inferiore che è il luogo del consiglio tra uomini, lasciato con il cemento a vista, e gli appartamenti invece pieni di mobili vecchiotti) e paesi diroccati su per le montagne dell’Aspromonte (ma anche con un interessante passaggio sulla Milano dove i calabresi si sono trasferiti come ponte verso l’Europa), Munzi accompagna i suoi personaggi mostrandocene le debolezze e le aspirazioni, senza psicologismi, ma con una cura notevole nel cogliere i movimenti di ognuno, “anime nere” sì, ma non per questo così lontane da non poterne sentire i drammi…E se lo spettatore può in parte condividere la sensazione di straniamento e distanza della moglie nordica di Rocco, la bravura di Munzi sta tutta nel rendergli però vivi e interessanti i destini di questi antieroi e il mondo in cui vivono, fatto di antiche tradizioni e modernissime avidità. Un mondo che divora i suoi figli senza pietà, come Munzi ci racconta lasciando che i “cattivi” occupino tutto lo spazio della vicenda (la polizia è una comparsa impotente della faida che coinvolge le famiglie). Il finale è (prevedibilmente) tragico, definitivo e privo di speranza, ma lo stile del regista così come la scrittura dei personaggi (dello stesso Munzi insieme al defunto Fabrizio Ruggirello, che si sono ispirati al romanzo di Gioacchino Criaco) sono tutt’altro che freddi e in questo affresco di violenza e sangue si respira comunque la ferita vera dell’umano. Che è poi quello che rende una vicenda come questa davvero interessante.,Luisa Cotta Ramosino,








,

About the author