Animali notturni

Animali notturni

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La proprietaria di una galleria d’arte è scioccata nel leggere un romanzo teso e violento inviatole dal suo ex marito, che interpreta come un’evidente vendetta nei suoi confronti.

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L’inizio non potrebbe essere più sconcertante: alcune donne mature danzano nude, al rallentatore. I loro corpi obesi, flaccidi, con le pieghe delle carni molli che ondeggiano al suono della musica, sono ripresi però con studiata ricercatezza, quasi a mostrare le capacità stilistiche di Tom Ford, al suo secondo film dopo A Single Man e una luminosissima carriera da creatore di moda. La sequenza iniziale del film (le donne che danzano sono dei video in una galleria d’arte contemporanea) ci introduce all’universo della protagonista, Susan Morrow (Amy Adams), una gallerista che rappresenta perfettamente quello che ci si immagina debba essere una rappresentante di questa classe sociale: una persona che costantemente si atteggia e dalla finta cortesia, sempre occupata tra riunioni e party, dallo stile di vita tutto glamour e apparenza. La sua vita privata è in costante crisi (come anche la situazione finanziaria della galleria), e la situazione si acuisce quando Susan riceve le bozze di un libro del suo ex marito Tony (Jake Gyllenhaal), che non vede da molti anni. A questo punto la storia si divide in due, mostrando in parallelo la vicenda narrata dal libro: quella di un uomo che in un viaggio notturno con moglie e figlia su una solitaria strada nel bel mezzo del nulla si imbatte in un’auto di personaggi equivoci.

Tony trasforma il suo risentimento nei confronti della ex moglie in un romanzo crudele e dark, ambientato nelle distese torride del Texas più selvaggio, reso ancor più credibile grazie a personaggi come l’inquietante Ray (Aaron Taylor-Johnson) o il duro sceriffo Andes (Michael Shannon). Una storia che nella sua spietatezza contrasta crudamente con la vita sofisticata e protetta di Susan, che più legge e più si sente attanagliare dallo sconcerto e dalla colpa per come si è comportata nei confronti del suo ex. L’opposizione tra la città e le zone desolate del paese descritte nel libro, tra le formalità della “upper-class” in cui si muove Susan e la violenza del racconto (che sembra mutuato – per stile e ambientazioni – da quelli di Cormac McCarthy) danno al film una nota bizzarra, decisamente voluta (forse fin troppo esasperata) dal regista.

Ford si riafferma nell’essere un uomo da uno stile visivo impeccabile, trasferito dal mondo della moda a quello dell’immagine in movimento, e capace di utilizzare al meglio il talento degli attori: dalla misura trattenuta della Adams agli scoppi di tensione di Gyllenhaal, valorizzando anche i cammei di altri grandi come Michael Sheen e Laura Linney. Il salto di qualità rispetto a A Single Man è ampio ed evidente, e lascia ben sperare in altre prove.

Beppe Musicco

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