Prosegue la saga cinematografica del magizoologo Newt Scamander, iniziata nel 2016 come prequel delle storie di Harry Potter. Dov’eravamo rimasti: nel primo episodio, Newt aveva contribuito alla cattura del malvagio criminale Grindelwald, che cercava di rivelare l’esistenza del mondo magico e dominare con la forza i non maghi.

Oggi, il Ministero della Magia è intento a scovare due pericolosi latitanti: Grindelwald, evaso dal carcere, e il giovane mago Credence, ritenuto pericoloso perché incapace di controllare il proprio potere distruttivo. Se il primo attirasse a sé il secondo come già fatto in passato, il mondo sarebbe in grave pericolo. Mentre il Ministero mira a trovare Credence per ucciderlo, il carismatico Albus Silente, tra i maghi più potenti al mondo, vuole fermare Grindelwald senza far del male al ragazzo. Negato l’aiuto al Ministero, Newt risponde invece alla chiamata di Silente, il quale è impossibilitato a contrastare direttamente il vecchio amico/amante Grindelwald.

Grande novità di questo secondo capitolo è certamente l’introduzione del celebre professore: interpretato con fascinoso disincanto da Jude Law, Silente pur nella sua passività pare infatti essere il vero e proprio eroe di questa nuova storia. Nessuno più di Silente conosce la mente e il cuore di Grindelwald e solo lui può eguagliarne il potere. La storia dei due diventa dunque centrale: il disaccordo in merito ai rapporti tra maghi e No-Mag trasforma la vicenda privata in una questione politica, gettando le basi di una battaglia tra stregoni che ha i toni epici della saga originaria.

In una storia che più volte fa riferimento a tematiche quali tolleranza e integrazione del “diverso”, va detto che lo scontro dialettico principale non è particolarmente originale: Silente da una parte e Grindelwald dall’altra di fatto ripropongono con le dovute differenze gli schieramenti di Xavier e Magneto negli X-Men (che a loro volta si ispiravano a Martin Luther King Jr. e Malcolm X).

Sulla vicenda di Silente e Grindelwald si innestano poi molte altre storie: il passato di Leta Lestrange (Zoe Kravitz), la ricerca delle origini di Credence, l’amore di Newt per Tina, i dubbi di Queenie e Jacob, fino ad arrivare all’introduzione del personaggio di Nagini (la fanbase potteriana conosce la sua vicenda). Storie che per colpa di regia e sceneggiatura si intrecciano in modo caotico, risultando di difficile comprensione per chi non ricorda il primo episodio o per gli spettatori più piccoli.

In questo calderone di informazioni, a rimanere in ombra è proprio Newt Scamander: ritroviamo da questo punto di vista la stessa problematica del primo film, ovvero un protagonista che non è un protagonista. «Non esistono creature strane, solo persone ottuse», sentenzia pedante Newt, il mago che è più a suo agio con gli animali che con gli umani, e che nell’interpretazione di Eddie Redmayne sembra sempre più un disadattato. Newt (o sarebbe più corretto Neutral?) dichiara di non schierarsi da nessuna parte, e le sue azioni sono infatti guidate da slanci più che da scelte morali. Sebbene scopriamo più dettagli sul suo passato e il finale dimostri una sua presa di posizione, nell’accumularsi di eventi non assistiamo a un vero arco di trasformazione del personaggio. Anche il ruolo delle creature fantastiche appare marginale, centrale solo forzatamente quando serve a evitare possibili buchi di sceneggiatura.

Nonostante diversi problemi, I crimini di Grindelwald è comunque una visione divertente che piacerà soprattutto ai fan di Harry Potter per come riporta in scena volti e luoghi conosciuti. Può contare inoltre su diverse scene suggestive, caratterizzate da tonalità particolarmente cupe, forse anche grazie alla recitazione allucinata di Johnny Depp, a suo agio nei panni di un personaggio “burtoniano” come Grindelwald.
È da segnalare poi che, nonostante si confermi la sostanziale inutilità del personaggio di Newt, l’entrata in scena di Silente conferisce maggiore profondità alla storia principale, che si interrompe qui bruscamente e si svilupperà nei prossimi tre film. 10 punti a Grifondoro, 10 in meno a Tassorosso.

Maria Triberti