Amiche di sangue

Amiche di sangue

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Due adolescenti con disturbi psicologici si riavvicinano dopo anni di lontananza e assieme pianificano l’omicidio del patrigno di una delle due.

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La decisamente ricca Lilly dà ripetizioni ad Amanda, che un tempo era stata sua amica; ma con il tempo si sono allontanate. Amanda è stata rinchiusa in una casa di cura perché ha avuto disturbi psicologici e ha ucciso un cavallo. Lilly sembra essere sprezzante e infastidita da Amanda, ma poi le due si riavvicinano e inizia ad emergere il sospetto che anche Lilly sia più instabile di quanto possa mostrare. L’amicizia tra queste due ragazze le porterà poi a pianificare (e compiere) l’omicidio di Mark, il patrigno di Lilly, con il coinvolgimento dello spacciatore del quartiere.

Il soggetto, scritto dal regista esordiente Cory Finley, sarebbe potuto piacere a Hitchcock (sembra una variazione sul tema di Delitto per delitto-L’altro uomo), e aveva in sé tutti gli spunti per un’analisi impietosa (ma anche divertita) della provincia benestante americana e di una gioventù arida e cinica. Amiche di sangue però non è nulla di tutto questo, l’autore/regista spreca tutti gli spunti interessanti in una sceneggiatura confusa e squilibrata, incerta se essere un thriller, un dramma o una commedia nera. Le situazioni sono infarcite di un ironia fastidiosa e mai veramente pregnante, e i personaggi sono descritti in termini troppo caricaturali (ad esempio il patrigno Mark). La regia di Finley non sembra interessata poi a creare né divertimento né tensione, anche se dimostra di avere un certo talento visivo, aiutato dalla fotografia di Lyle Vincent (A girl walks home alone at night) e dalle scenografie di Jeremy Woodward (American Hustle), e anche capacità di gestire lo spazio scenico con alcune intuizioni di rapporto attore-spazio molto interessanti. Questi segni però di talento non sembrano mai essere al servizio della storia, ma piuttosto a conferire al risultato un’impronta sufficientemente “artistica”.

Le due attrici protagoniste, brave per quanto apatiche nella recitazione e ingabbiate in personaggi troppo freddi, sono due delle promesse del cinema americano: Olivia Cooke nei panni di Amanda, che abbiamo recentemente visto in Ready Player One, e Lily Taylor-Joy come Lilly, già in The Witch e Split. Una menzione speciale va poi al compianto Anton Yelchin (visto nei nuovi episodi di Star Trek), qui patetico spacciatore, morto pochi giorni dopo la fine delle riprese.

Insomma, Amiche di sangue è un prodotto del cinema indipendente americano, confezionato a modo per i festival come il Sundance (in cui infatti è stato molto apprezzato) e che dimostra – ad esempio nel finale, più desolante che realmente cattivo come vorrebbe – tutti i limiti di certo cinema indipendente  americano e una sconsolante aridità di sguardo sulla realtà.

Riccardo Copreni

 

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