Akira

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In una città in balia del caos e di bande contrapposte, il giovane Tetsuo viene trasformato in una macchina da guerra

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2019: nella città di Neo Tokyo, sorta sulle ceneri della capitale giapponese all’indomani di una devastante terza guerra mondiale, domina il caos tra attentati terroristici, violenta repressione poliziesca pur attuata da governi debolissimi e bande di motociclisti che si sfidano minacciosamente. Kaneda è il leader di una di queste e Tetsuo un ragazzo che lo venera e lo invidia  al tempo stesso. Imprevedibilmente, sarà Tetsuo – trasformato da un potente Colonnello dell’esercito, a causa delle sue capacità mentali, in una macchina di violenza che sfuggirà al controllo – a diventare un “eroe” e un pericolo pubblico, così potente da essere invocato come il nuovo Akira, dal nome di colui che distrusse la capitale…

Film di animazione di culto della fine degli anni 80, che esce al cinema esattamente a trent’anni di distanza (restaurato e con un nuovo doppiaggio), Akira fu portato su grande schermo da Katsuhiro Ôtomo, l’autore del manga omonimo le cui pubblicazioni iniziarono qualche anno prima (in Italia arrivò a inizio anni 90, sull’onda del film). Akira lanciò il tema del genere cyberpunk poi ripreso da numerosi colleghi dell’animazione giapponese (con alcuni spunti, tematici o visivi, ripresi anche in alcuni film di Hayao Miyazaki) e del cinema di fantascienza in genere, non solo orientale. Oggi quell’animazione ci può sembrare un po’ rigida ma all’epoca rivoluzionò i canoni espressivi e di gusto di chi seguiva un’animazione non certo per bambini: i temi dell’angoscia nucleare, delle mutazioni, l’orrore della guerra, la violenza, il degrado sociale e le sofferenze giovanili… C’era questo e tanto altro, e dopo trent’anni nonostante gli spettatori ne abbiano viste di ogni tipo, l’impatto è ancora forte.

La narrazione è confusa, la storia non è facile da seguirsi a chi non conosce il manga omonimo anche per i numerosi personaggi, svolte e sottotrame (come l’innamoramento di Kaneda per la ribelle Kay), e i numerosi combattimenti – violentissimi – possono anche annoiare un po’ chi non ama il genere. Ma Akira riesce comunque a suscitare, alla vigilia dell’anno in cui era ambientata questa apocalittica vicenda, il giusto grado di tensione e inquietudine, grazie a una fantasia sfrenata, a un ritmo incalzante e  anche a una colonna sonora notevole.

Per realizzarlo, Ôtomo seguì ogni aspetto della lavorazione coinvolgendo 1.300 animatori provenienti da 50 diversi studi di animazione per un film all’epoca costosissimo (che fece fatica a rientrare dalle spese, nonostante il successo in patria e, in parte, all’estero). Akira era il suo primo film (cui seguirà nel 2004 il meno apprezzato Steamboy), e rimase un unicum della sua carriera e in fondo del cinema, apripista seguito appunto da tanti epigoni più o meno noti o fonte di ispirazione di ulteriori e forse anche maggiori capolavori. Quel mix di azione, visionarietà (inquietanti le allucinazioni), pessimismo politico (corruzione, colpi di stato, debolezza delle istituzioni…) e denuncia sociale rimane impresso, come alcuni personaggi e spunti (le sperimentazioni sui bambini e sui giovani, gli intrighi e i segreti su cui si può basare un oscuro Potere), ne fanno un’opera tanto di non facile fruizione per un larghissimo pubblico quanto un oggetto da amare incondizionatamente per i suoi fans.

Antonio Autieri

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Scrivo di cinema dal 1992. E dal 1994 dirigo giornali, giornalini, ora testate on line...