A testa alta 

A testa alta 

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Un giudice si occupa di accompagnare il percorso di crescita di un ragazzo difficile.

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Cosa significa stare a testa alta? Non piegarsi alle regole, a volte umilianti, spesso dure, che tutti gli altri seguono (“tutta la Francia si alza la mattina per andare al lavoro”)? Oppure imparare dai propri sbagli e prendersi la responsabilità delle proprie azioni? Tra queste due “scuole di pensiero” si divide la giovinezza di Malony: da una parte la madre Séverine, immatura e incostante ma a suo modo attaccatissima al figlio; dall’altra il giudice minorile Florence, che segue il ragazzo fin dalla tenera età cercando di trovare un bilanciamento tra doveri istituzionali e istinto protettivo.
La storia di Malony è quella di un ragazzo ripetutamente trascinato a fondo tanto da una sorte sfortunata (la nascita in un contesto già instabile, senza un solido impianto educativo) quanto da scelte consapevolmente immorali. Grazie a un attento lavoro di ricerca sui casi affrontati quotidianamente dai giudici minorili, la regista Emmanuelle Bercot dipinge un ritratto che vuole essere paradigmatico di un disagio sociale diffuso, evitando inutili eccessi melodrammatici. La sostanziale verosimiglianza di vicende e dialoghi valorizza la bravura dell’intero cast attoriale: Catherine Deneuve nella parte della materna giudice Florence come sempre buca lo schermo, ma le tiene testa il protagonista Rod Paradot, sorta di River Phoenix francese, con una faccia da schiaffi adatta al personaggio e una naturalezza interpretativa impressionante per un esordiente.
Ciò che però in conclusione del film lascia perplessi è la sensazione di aver assistito a una sorta di denuncia a metà: se le difficoltà vissute da Malony (e dalla sua famiglia, e dai ragazzi che incontra nei centri di recupero) rimandano a problemi reali e comuni, pare decisamente semplicistica la rappresentazione della controparte di Malony, ovvero le istituzioni, che adempiono sempre ai propri compiti in maniera impeccabile e virtuosa. Non a caso “lo Stato” ha il volto rassicurante della Deneuve. Un racconto che vuole essere paradigmatico come questo poteva forse riportare un discorso più articolato anche in merito alle istituzioni statali, che non sono infallibili e anzi spesso, al posto che aiutare, contribuiscono ad aggravare situazioni problematiche come quella di Malony.
Maria Triberti

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