A Royal Weekend

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Una lontana cugina di Franklyn Delano Roosevelt, intreccia una relazione con il presidente sullo sfondo della prima visita dei reali inglesi negli Usa nell’estate del 1939…

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La pellicola di Roger Michell (al suo attivo la regia di Notting Hill ma anche de L’amore fatale), è stata presentata da un marketing per lo meno azzardato come il seguito de Il discorso del re. Ma, al di là della presenza del re balbuziente Giorgio VI e della sua consorte, quanto a ispirazione, ne è per certi versi l’esatto contrario: tanto il film di Hooper era un idealistico resoconto sul superamento dei propri limiti in nome di un bene più grande, quanto qui il dietro le quinte della politica gioca sulle debolezze più o meno scusabili dei grandi uomini, gioiosamente o dolosamente condivise e accettate da chi li circonda. ,La pellicola, che probabilmente frutterà l’ennesima nomination all’Oscar al suo protagonista Bill Murray, nasce dalla scoperta della relazione speciale tra uno dei Presidenti Usa più conosciuti e amati, praticamente una delle icone americane (simbolo della resistenza alla Crisi economica prima e al Nazismo poi), e una lontana cugina, Daisy Suckley. In realtà solo una delle molte donne (oltre alla moglie Eleanor) di cui pare amasse circondarsi, ma che ha lasciato dopo la sua morte un ampio diario e un nutrito carteggio con l’illustre parente-amante.,Il Roosevelt messo in scena da Michell e superbamente tratteggiato da Bill Murray ha tutti i caratteri del “lottatore” caro alla mitologia politica americana: il presidente, che aveva sofferto di poliomelite e doveva far uso di stampelle o della carrozzina, era riuscito a ottenere un accordo con i giornalisti e i fotografi per non farsi mai immortalare in situazioni che ne compromettessero la dignità presidenziale, trasmettendo l’immagine di una tranquilla sicurezza e riuscendo a trascinare con sé un’intera Nazione anche in scelte rischiose come quelle di sostenere gli avversari di Hitler.,L’uomo “privato” dietro l’icona pubblica, però, tradisce senza molti pensieri e rimorsi la moglie con donne sposate, segretarie e cugine, invitate in casa a vedere la collezione di francobolli o scarrozzate in giro per la campagna quando la distrazione dal peso della politica richiede qualcosa di più che la contemplazione del paesaggio.,Questo Roosevelt privato è un grande charmeur, non solo nei confronti di donne che più o meno entusiasticamente abbracciano la loro condizione di membri di un harem senza privilegi, ma anche degli ospiti stranieri, in particolare il povero Giorgio VI (che, complice la moglie che continua a metterlo a confronto con il fratello, vive con un po’ più di complessi i propri difetti). Un paio d’anni dopo, per fortuna del mondo intero, avrebbe esercitato la stessa capacità di persuasione su un’intera nazione conducendola in guerra contro i Nazisti in Europa. La storia, vista attraverso gli occhi della cugina Daisy, zigzaga a volte perdendosi compiaciuta nel proprio gioco di citazioni, tra la dimensione delle relazioni personali del presidente e la questione impellente della visita reale e delle problematiche ad essa connesse: il rapporto tra Americani (recentemente offesi dal rifiuto dei cugini d’Oltreoceano per la divorziata e americanissima Wallis Simpson) e Inglesi, che si trovano a mendicare un aiuto per l’imminente confronto con Hitler e vedono un possibile passo falso in ogni situazione.,Così, mentre la mamma di Roosvelt ordina assi del gabinetto in legno pregiato, la regina Elisabetta immagina che dietro la scelta degli hot dog per il picnic ci sia chissà quale complotto e il marito cerca inutilmente di rassicurarla, mentre entrambi reagiscono con inglesissimo pudore alle relazioni un po’ libere tra il Presidente e i suoi. Alla fine si dimostrerà che Elisabetta aveva ragione: gli hot dog non erano una scelta casuale, ma fu proprio la foto di Giorgio che ne addenta uno a persuadere gli americani che anche un algido monarca britannico poteva essere uno di loro.,Laura Cotta Ramosino

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