È decisamente una love story dark, molto dark, quella che la regista inglese (ora vive negli Usa) ma di origine iraniana, Ana Lily Amirpour, ha rappresentato nella sua opera prima A Girl Walks Alone at Night. Il film è del 2014 (quando è stato presentato al Sundance), ma è arrivato solo in questi giorni al cinema in Italia. Ambientato in Iran, in una misteriosa Bad City (che evoca Sin City), vede come protagonista una ragazza misteriosa; indossa sempre una maglietta a righe e un velo nero, si aggira di notte in cerca di persone corrotte o cattive da uccidere. Sì, perché questa misteriosa ragazza che non ha nome, altri non è che un vampiro giustiziere. È spietata e sembra che non abbia sentimenti, fino a quando – però – non incontra un ragazzo dall’animo gentile, Arash – che vive con un padre tossico e vessato dal suo spacciatore – di cui finisce per innamorarsi, ricambiata.

A parte l’ambientazione e gli attori, A Girl Walks Alone at Night, di iraniano ha poco. Il film, infatti, è stato girato in California e la regista stessa, di iraniano, ha solo le origini. Un film assolutamente originale, però, in cui i personaggi sono spacciatori, prostitute, tossici, vampiri che difficilmente la censura di Teheran avrebbe acconsentito a rappresentare sul grande schermo. Alcuni lo hanno definito il Sin City persiano ma l’accostamento, a nostro modo di vedere, è esagerato e l’unica assonanza con il celebre cult è nel bianco e nero scelto dalla regista. Il film è piuttosto una love story e un film di genere, anzi un western tanto è vero che la stessa Amirpour lo ha definito “il primo film iraniano spaghetti western” soprattutto per alcune ambientazioni (Bad City è circondata dal deserto e da impianti petroliferi) e per le musiche (ottima, tra l’altro, la colonna sonora che mischia pop internazionale al pop iraniano). Un film sicuramente interessante, dove non manca un tocco di ironia, da vedere per scoprire una storia originale e il talento della regista. Una scena su tutte, l’incontro tra la ragazza vampiro e un bambino impaurito: lo ucciderà o lo risparmierà?

Stefano Radice