A Beautiful Day

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Un detective/sicario deve ritrovare la giovane figlia di un politico entrata in un giro di prostituzione minorile, ma si troverà coinvolto in una spirale di violenza

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Joe è un veterano di guerra, segnato dai traumi vissuti, che svolge un lavoro che è a metà strada tra il detective e il sicario. Tra un lavoro e l’altro torna a casa ad accudire la vecchia madre malata con la quale ha un rapporto di grande tenerezza. A Joe viene affidato l’incarico di rintracciare, salvare e anche vendicare la giovane figlia di un politico, entrata nel mondo della prostituzione minorile e diventata una baby prostituta. Da questo suo salvataggio però nascerà un’inaspettata spirale di violenza e vendetta.

Una storia a metà tra Taxi Driver, Leon e un film di Refn, tratta dal romanzo Non sei mai stato qui di Jonathan Ames e diretta dalla regista irlandese Lynne Ramsay. La Ramsay, classe 1969, già dal suo primo film Ratcatcher (con il quale era stata indicata come un’erede di Ken Loach) e con i successivi Morvern Callar ed E ora parliamo di Kevin ha sempre raccontato storie di adolescenze violente, di personaggi che sono creature violate e fragili e dell’incredibile peso della morte che però non è mai la fine.

Questo A Beautiful Day (che all’edizione 2017 del festival di Cannes ha vinto il premio alla sceneggiatura e all’attore protagonista, ovvero Joaquin Phoenix) è un passaggio della regista ad una grande produzione (Amazon) e ad un film di genere, ma la Ramsay nega ogni potenziale emotività di genere, lavorando sui personaggi e su emozioni che paiono sussurrate. L’intrigo poliziesco non si riesce bene a seguire, ma poco importa: conta l’atmosfera, contano i corpi, le luci e gli sguardi; rapporti ed emozioni che, soffocate, paiono sempre sul punto di implodere. Joaquin Phoenix nel ruolo di Joe ha una presenza scenica incredibile e i suoi “duetti” muti, di sguardi o al massimo qualche parola, con la giovane Ekaterina Samsonov sono linfa vibrante del film. In questa narrazione fatta di intimità sono significativi i contributi della fotografia di Thomas Towned fatta di focali cortissime e di colori pastosi e delle musiche e sound desing di Johnny Greenwood (candidato agli Oscar per Il filo nascosto).

A Beautiful Day è un film che colpisce per una sofferta intimità e per una sorprendente capacità di umanità all’interno di un mondo disumano, un’umanità che in Joe emerge e che sembrava sepolta sotto gli orrori di un mondo violento. Però, nonostante tutta la violenza possibile, nonostante tutto,  It’s a beautiful day.

Riccardo Copreni

 

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