3 days to kill

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Un ex agente della CIA viene ingaggiato per un'ultima missione a Parigi.

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Onesto B movie che regge quanto a tensione e ironia per una buona oretta per poi crollare nel finale. La storia: Ethan Renner, un'ex spia per la CIA (Kevin Costner, efficace in un ruolo autoironico) viene contattato dalla bella e ambigua Vivi (Amber Heard) per un'ultima missione che per una serie di vicissitudini Ethan non aveva potuto compiere. In cambio, un siero per la vita: Ethan, infatti, ha da poco scoperto di essere malato incurabile di tumore. La storia, zeppa di luoghi comuni e di situazioni di riciclo (la malattia dell'eroe è evidentemente presa di peso dalla magnifica serie tv Breaking Bad) non è granché interessante. Molto sa di già visto e alcuni momenti, come tutta la parte centrale che vede il riavvicinamento a Parigi del Nostro con la figlia adolescente, sono gestiti male in sede di sceneggiatura (di Luc Besson e Adi Hasak che sul finale infilano una serie di colpi di scena difficili da digerire) che fatica a tenere in equilibrio i vari registri, l'azione pura, l'ironia e soprattutto il melodramma. Ben confezionato dalla solita EuropaCorp di Besson, il film ha dalla sua proprio Costner, il migliore del cast anche a fronte di tanti nomi “forti” poco incisivi, come Hailee Steinfeld e Connie Nielsen, entrambe sottoutilizzate. Costner, che per chi scrive è un attore capace e carismatico ed è un grandissimo autore (sono suoi il celebre Balla coi lupi ma anche l'intenso ma poco visto Terra di confine) lavora con professionalità su un personaggio che un po' lo rispecchia. Quello dell'ex talento, ormai fuori dai giochi e costretto a farsi da parte che, per un caso del destino, cerca il rilancio nel lavoro e nella vita privata. Insomma: un uomo che cerca di riprendersi da tanti fallimenti, sacrificando tutto se stesso per il bene dei cari. Si rivede in questo il caro vecchio western amatissimo da Costner e nel film omaggiato in qualche rivolo secondario della vicenda come nella trattazione comica e grottesca dei personaggi minori e della famiglia che occupa abusivamente la casa del protagonista. Costner ci mette del suo: ci mette il faccione e l'impegno, si prende sul serio fino a un certo punto e tappa, come può, i buchi di un film che non va molto per il sottile. Forse, sulla soglia dei sessant'anni sogna un rilancio in un cinema popolare da cui ha avuto tanto tra gli anni 80 e 90 (i successi de Gli intoccabili, Balla coi lupi e Guardia del corpo) ma che l'ha anche castigato crudelmente con gli sfortunati flop di Waterworld e L'uomo del giorno dopo. ,Simone Fortunato

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