22 luglio

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La strage di Utøya raccontata attraverso gli occhi di alcuni giovani sopravvissuti.

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Era il 22 luglio 2011 quando Andres Behring Brievik terrorizzò l’intera comunità norvegese uccidendo quasi novanta persone con due attentati rivolti al palazzo del Primo Ministro a Oslo e alla colonia estiva dei ragazzi del partito laburista sull’isola di Utøya.

La lucida follia di Brievik e le disastrose conseguenze di tali violenze vengono raccontate dal nuovo film di Paul Greengrass, in concorso alla 75ma Mostra del Cinema di Venezia (disponibile dal 10 ottobre su Netflix). 22 luglio si fa apprezzare per la rigorosità della messa in scena creata grazie allo studio scrupoloso dei fatti accaduti, trasposti con credibilità e coerenza; ciò che a Greengrass interessa infatti di questa vicenda non è tanto mostrare l’atto in sé, che pure viene ricostruito con grande maestria e ritmo da action movie, quanto piuttosto i risvolti sociali e le reazioni delle vittime che in prima persona si sono viste investite da una violenza inimmaginabile. Dopo una prima fase dedicata alle dinamiche degli attentati, ci ritroviamo dunque ad osservare il corpo e la psiche distrutti di alcuni giovani sopravvissuti di Utøya, che con rabbia e fatica ricostruiscono se stessi e reagiscono, ciascuno a suo modo, al trauma vissuto.

Se Greengrass preferisce focalizzarsi sul punto di vista di Vijiar, giovane superstite in costante pericolo di morte a causa di alcune schegge di pallottole impossibili da rimuovere, ciò che più sorprende è il tentativo di rimanere umani compiuto dall’intera comunità, in ottemperanza ai principi di democrazia e libertà che fondano la convivenza civile. Senza mai spettacolarizzare la violenza e il dolore il regista si dedica dunque alle paure e alle contraddizioni che muovono tutti i personaggi, ragionando con intelligenza anche su estremismi e multiculturalismo. Nonostante nella seconda parte il mordente del racconto tenda un po’ a scemare a causa di qualche ridondanza, 22 luglio  rimane un interessante affresco di rinascita dentro e oltre un dolore che diventa punto di partenza per ridefinire il valore della vita.

Maria Letizia Cilea

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